Il Napoli affronta una stagione difficile, con un calendario fitto di partite e una serie di infortuni muscolari. Analizziamo le cause, le conseguenze e le possibili soluzioni.
Un Napoli strapieno di talento, ma svuotato dalle energie. La sensazione è questa: la squadra di Conte rincorre il calendario, mentre l’infermeria rincorre la squadra. E ogni volta che provi a mettere ordine, salta un altro tassello. L’ultimo è pesante: Di Lorenzo. Ma il punto, qui, è più largo di un singolo nome.
Non solo Di Lorenzo, insomma. Il Napoli naviga in una stagione compressa, con partite a distanza ravvicinata e un allenatore che non le manda a dire sul tema calendari. Il risultato è sotto gli occhi: a fine gennaio, 34 stop complessivi, di cui 24 a carico dell’area muscolare. Per il capitano si teme una lesione al crociato in seguito a un trauma al ginocchio: situazione seria, ma in attesa di esami definitivi.
Qui il discorso cambia scala. Non è più solo sfortuna. È ritmo, carico, gestione. È il corpo che presenta il conto.
La lista è trasversale. Dagli esterni (Politano, Neres, Spinazzola) ai centrali (Rrahmani, Buongiorno), fino al fulcro del gioco (Lobotka, Anguissa). Persino il portiere: Meret si è fermato tre volte. Dentro ci sono stop pesanti come quelli di Lukaku, De Bruyne e Milinkovic Savic, accanto a una sequenza di affaticamenti che sembra non finire mai.
Il segnale più inquietante? Le recidive. Politano, Olivera, Lobotka, Anguissa, Meret e Rrahmani sono tornati più volte sul bollettino medico. E quando un giocatore si ferma e si rifà male, la domanda si fa inevitabile: è solo densità di gare, o c’è una fragilità maturata nel tempo?
A stringere ulteriormente il campo è un dato secco: soltanto cinque elementi non hanno saltato partite per infortunio. Di Lorenzo (fino a ieri), Elmas, Lang (poi trasferito), Lucca (una gara fuori per influenza) e Marianucci (ora al Torino). Troppo poco per restare competitivi tra Serie A e coppe.
A metà stagione, arriva anche il verdetto dei numeri aggregati: il Napoli è primo, e non di poco, in due classifiche che nessuno vorrebbe vincere. Numero di giocatori coinvolti e partite perse. Parliamo di 23 calciatori che hanno saltato almeno una gara e di 117 presenze complessive andate in fumo. Dietro, il distacco è netto: Sassuolo a 110, Juventus a 103. Le dirette concorrenti sono più lontane: Inter a 78, Milan a 55. Un margine che spiega da solo il peso specifico del problema.
Le cause non hanno una risposta unica. Preparazione estiva? Forse. Congestione del calendario? Sicuro. Rotazioni forzate e rientri affrettati? Possibile. Quando le recidive aumentano, la lettura si fa corale: i microtraumi si sommano, i muscoli si irrigidiscono, la stanchezza altera i gesti e il rischio sale. Lo vedi nei dettagli: uno sprint in meno, un contrasto preso in ritardo, un appoggio sbagliato.
Resta quindi il nodo più grande: come si allena la serenità in un contesto così? A volte un gruppo ritrova la rotta in un dettaglio minimo, una scelta controintuitiva, un tempo di recupero in più. Il Napoli oggi guida una classifica che nessuno desidera. La prossima che conta, però, è quella invisibile: la capacità di proteggere i propri corpi.