Uno sfogo in diretta riapre una ferita mai chiusa: quando un episodio cambia tutto e il calcio perde serenità
Quanto può pesare una decisione sbagliata? Quanto può cambiare l’umore di una città, il racconto di una stagione, la percezione di un torneo? A volte basta un fischio. O un fischio che non arriva. Il resto viene da sé. Le parole si accavallano, la voce si alza, la frustrazione diventa quasi fisica. E a un certo punto lo sfogo è inevitabile.
È così che nasce lo sfogo nella nostra diretta di Napolicalciolive dopo Napoli-Como di Coppa Italia. Non una polemica costruita a tavolino, ma una reazione istintiva. “Io non ce la faccio più – dice il conduttore Claudio Mancini – Voglio vedere una partita giocata regolarmente, arbitrata regolarmente”. Il tono è quello di chi parla con il cuore in mano, ma con argomenti tecnici chiari.
L’azione incriminata arriva a inizio secondo tempo. Jacobo Ramon interviene su Hojlund. È il secondo intervento. Per chiunque si tratta di un secondo cartellino giallo evidente. Per l’arbitro Manganiello no. Si resta undici contro undici, con Fabregas che toglie lo spagnolo dal campo immediatamente perché ha capito che alla prossima sarà fuori. Quasi un’auto-espulsione. Peccato che al suo posto però sia entrato Kempf.
Qui nasce la contestazione. Un’eventuale espulsione avrebbe significato circa quaranta minuti di superiorità numerica per il Napoli. In una gara secca di Coppa Italia, questo non è un dettaglio. È un fattore strutturale. Cambia ritmo, gestione, scelte tattiche. D’accordo anche Antonio Papa e Giancarlo Spinazzola, in quel momento in diretta con Mancini.
La polemica non riguarda solo l’errore. Riguarda la valutazione successiva. L’AIA definisce positiva la prestazione dell’arbitro. E questo, in diretta, viene percepito come il vero cortocircuito.
Il tema si sposta subito sul protocollo VAR. Il regolamento prevede l’intervento per un rosso diretto, per un rigore, per uno scambio di identità. Non prevede l’intervento su una seconda ammonizione. Anche se evidente.
Qui la domanda è semplice: perché il VAR può intervenire per un tocco di mano millimetrico o per la posizione di un braccio, ma non può correggere un doppio giallo mancato che altera l’equilibrio numerico di una partita?
Secondo quanto emerso in studio, il limite è strutturale. Il concetto di “chiaro ed evidente errore” non include la doppia ammonizione. Eppure un’espulsione incide più di un mignolo alto. È questa la contraddizione che alimenta la frustrazione.
Il punto, però, non è solo Napoli-Como. In diretta viene ribadito che la questione riguarda l’intero sistema arbitrale italiano. Si citano episodi come il mancato step-on-foot di Gila su Conceiçao, o l’espulsione di Pobega. Si parla di falli fischiati e non fischiati in modo incoerente.
Il messaggio è netto: non si parla di malafede. Si parla di inadeguatezza tecnica quando il livello della competizione sale. Se il metro cambia da partita a partita, la percezione di arbitraggi incoerenti cresce. E con essa cresce la sfiducia.
Secondo dati riportati più volte anche nei dibattiti televisivi, le revisioni VAR in Italia restano inferiori rispetto ad altri campionati europei su determinate casistiche disciplinari. Questo alimenta la sensazione di un sistema rigido, poco flessibile, incapace di adattarsi alle criticità emerse sul campo.
La proposta è concreta: inserire la doppia ammonizione evidente tra le casistiche revisionabili dal VAR. Non per ogni contatto. Non per ogni contrasto. Solo per errori clamorosi. Antonio Papa invece suggerisce il VAR a chiamata mentre Spinazzola va oltre: commissariamento dell’AIA e arbitri stranieri al posto di quelli italiani.
Il punto, alla fine, è questo. Il calcio vive di episodi, ma sopravvive grazie alla fiducia. Quando quella fiducia vacilla, ogni decisione diventa sospetta. E ogni diretta si trasforma in uno sfogo collettivo.
Forse la frase “io non ce la faccio più” non è solo uno slogan emotivo. È la fotografia di un momento. La vera domanda, adesso, è un’altra: il sistema arbitrale italiano saprà ascoltare queste critiche e aggiornare davvero il regolamento VAR, oppure continuerà a difendere un equilibrio sempre più fragile?