Tra certezze e nodi ancora da sciogliere, la linea difensiva del Napoli resta il vero punto da cui ripartire
Napoli-Roma sarà una sfida molto importante per capire quanto i giallorossi potranno dare fastidio agli azzurri nella corsa per un posto Champions. La formazione è abbastanza prevedibile, anche perché Antonio Conte ha poche opzioni per variare gli undici in campo. Non è una settimana da invenzioni. È una settimana da scelte lineari, quasi obbligate.
In porta il dubbio fra Meret e Milinkovic potrebbe premiare l’italiano, apparso molto in forma nelle ultime uscite di campionato. Ha dato sicurezza, continuità, zero rumore. E in questo momento conta più la sostanza che il nome scritto sulla distinta.
In difesa tutto dipende dalle condizioni di Beukema, che comunque sembra aver smaltito la febbre e sarà della partita. Se proprio non dovesse farcela, la soluzione con Rrahmani, Buongiorno e Olivera sarebbe praticamente obbligata. Altrimenti il terzetto sarebbe Beukema, Rrahmani, Buongiorno. Non c’è molto da girarci intorno. Le alternative sono quelle.
Il tema vero, però, non è solo la partita contro la Roma. Il tema è la difesa del Napoli in prospettiva. Perché quest’anno Conte ha cambiato in corsa. È partito con la linea a quattro, poi ha scelto il 3-4-2-1. Una scelta che nasce da esigenze pratiche, certo, ma che ha dato risposte concrete. Più equilibrio. Più protezione centrale. Più compattezza.
Da qui a fine stagione si andrà avanti così. È la sensazione. Ma il prossimo anno? Si continuerà con la difesa a tre o si tornerà ai quattro dietro? Non è un dettaglio tecnico. È una scelta che incide sulle gerarchie e anche sul mercato.
Il primo nome da cui partire è Amir Rrahmani. È il punto fermo. È in odore di rinnovo fino al 2028. È il centrale che tiene in piedi il reparto, che comanda, che non fa sceneggiate ma fa il suo. Con la difesa a tre è il perno centrale. Con la difesa a quattro è il leader della coppia. In ogni scenario resta lui.
Poi arrivano le valutazioni sugli altri. Buongiorno è in una crisi evidente. Lo si vede. Errori, poca serenità, qualche esitazione di troppo. Però nessuno mette in dubbio il suo valore assoluto. È un momento, non una sentenza. E il club non sembra orientato a smontare un investimento così dopo una stagione complicata.
Beukema finora non ha convinto, nonostante i 30 milioni spesi. Ma anche qui serve equilibrio. Si parlerebbe di cessione solo davanti a un’offerta importante e solo se il rendimento non cambiasse. Se invece si riallinea, diventa uno dei pilastri del Napoli che verrà. Senza drammi, senza processi sommari.
Altro discorso per Juan Jesus. È in scadenza a giugno, ma anche lui è in odore di rinnovo per un altro anno. Non è il titolare fisso, non lo è mai stato, ma è una garanzia quando serve. E in una stagione lunga, tra campionato e coppe, serve anche chi sa stare al suo posto.
Il quinto centrale potrebbe essere Marianucci, oggi in prestito secco al Torino. Sta giocando, sta crescendo. La scelta di mandarlo in una squadra che lo utilizza con continuità è stata intelligente. Un prestito mirato, non casuale. Il Napoli su di lui continua a puntare. Potrebbe rientrare con più spazio e più consapevolezza, anche approfittando del fatto che il prossimo anno sarà ancora un Under, essendo del 2004, e non occuperà quindi posto in lista Serie A.
Di Lorenzo è un altro punto fermo. Una volta recuperato dall’infortunio riprenderà il suo ruolo. Terzino in una linea a quattro. Braccetto destro in una linea a tre. Cambia la posizione, non cambia il peso specifico. Da valutare invece la situazione di Olivera, che ha perso qualche posizione nelle gerarchie e a gennaio sembrava potesse partire. Anche qui molto dipenderà dal modulo. In una difesa a quattro è un terzino. In una difesa a tre può adattarsi da braccetto o da esterno più bloccato.
La sensazione è che la difesa non verrà rivoluzionata. Se Conte confermerà il 3-4-2-1, potrà arrivare un solo innesto mirato, qualcuno capace di fare il braccetto a destra e all’occorrenza l’esterno a tutta fascia. Non una rivoluzione. Un’aggiunta funzionale. Le gerarchie andranno ridefinite, questo sì. Ma la base resta. E alla fine la scelta tra difesa a tre o a quattro dirà molto più di un semplice modulo. Dirà quale Napoli si vuole costruire.