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Calciomercato Napoli

L’intuizione Marianucci al Torino: il Napoli dimostra di imparare dai suoi errori

A gennaio qualcuno saluta in silenzio. Ma certe partenze non sono addii: sono curve lunghe, pensate per tornare con un peso diverso

Luca Marianucci ha salutato il Napoli a gennaio. Due presenze, 118 minuti, poco altro. Una delle quali, tra l’altro, un esordio che definire complicato è poco: dentro all’ultimo contro il Milan, partita che si mette male subito, gol preso a freddo, faccia un po’ spaesata. Succede. Soprattutto quando sei un 2004 e ti ritrovi in un contesto che corre più veloce di te.

L’intuizione migliore di gennaio: perché Marianucci al Torino è perfetto per il Napoli (AnsaFoto) – napolicalciolive.com

Era chiaro che così non si poteva andare avanti. Non per lui e nemmeno per Conte. Un ragazzo giovane che gioca così poco rischia solo di accumulare frustrazione. E un allenatore non può permettersi di gestire musi lunghi quando ha già mille problemi tra infortuni e rotazioni corte. La cessione era inevitabile, questo va detto senza girarci intorno.

Il punto, però, non è che Marianucci sia andato via. Il punto è come ci è andato. Prestito secco al Torino. Nessun diritto di riscatto. Nessuna porta socchiusa. Il cartellino resta del Napoli. E questa, a mio avviso, è stata l’intuizione vera.

Al Torino Marianucci ha trovato subito spazio. Non qualche minuto, non un contentino. Titolare inamovibile nella difesa di Baroni, responsabilità addosso, continuità. E quando un giovane difensore gioca con continuità in Serie A, cresce per forza. Anche sbagliando. Anzi, soprattutto sbagliando.

Rispetto all’Empoli dello scorso anno, dove pure aveva giocato tanto ma in un contesto che poi è retrocesso, qui il livello è diverso. Il Torino è una squadra di metà classifica, più solida, meno esposta. Può togliersi soddisfazioni, può mettere in luce un ragazzo. E Marianucci sta dimostrando che in Serie A ci può stare.

Questo è il punto. Il Napoli non lo ha scaricato. Lo ha mandato a fare esperienza vera. E lo ha fatto dopo aver investito circa 9 milioni la scorsa estate per prenderlo proprio dall’Empoli. Non una cifra simbolica. Un investimento pensato.

La lezione imparata dal passato: nessun nuovo caso Caprile

Qui entra in gioco anche un precedente che a Napoli ricordano bene. Caprile, mandato in prestito con diritto di riscatto al Cagliari. Poi riscattato a una cifra bassa (8 milioni) e oggi valutato probabilmente più del doppio, un anno dopo. Una gestione che lascia sicuramente qualche dubbio. Con Marianucci invece no. Nessuna opzione a favore del Torino. Se cresce, torna. Punto. Ed è un dettaglio che fa tutta la differenza.

La lezione imparata dal passato: nessun nuovo caso Caprile (AnsaFoto) – napolicalciolive.com

In più, essendo un classe 2004, resta un profilo utile anche a livello di lista perché sarà Under anche l’anno prossimo. È giovane, è italiano, ha margine. In un calcio che vive di equilibri numerici oltre che tecnici, questo pesa. Molti hanno storto il naso davanti alla sua cessione. Il Napoli ha tante assenze, la difesa è stata spesso in emergenza. E allora qualcuno si è chiesto: ma non poteva servire alla causa?

Forse sì. Ma solo sulla carta. Perché con quel minutaggio, realisticamente, Marianucci non avrebbe avuto spazio vero. Sarebbe rimasto un’alternativa, una soluzione di ripiego. Meglio giocare che aspettare. Meglio sbagliare a Torino che restare fermo a Napoli.

È un braccetto di destra naturale, può giocare anche centrale, può adattarsi anche da mediano davanti alla difesa in caso di necessità. Ha fisico, personalità, margini. Non è ancora pronto per prendersi una maglia da titolare in azzurro, ma potrebbe rientrare nelle rotazioni con un peso diverso.

Alla fine la sensazione è questa: gennaio non è stato un mese di rinuncia, ma di programmazione. Il Napoli ha scelto di guardare più avanti invece di tappare un buco nell’immediato. Se Marianucci chiuderà la stagione da titolarissimo al Torino, tornerà con un altro passo. E allora sì che quei 118 minuti in azzurro sembreranno solo l’inizio di una storia scritta con più pazienza. Perché a volte la scelta migliore non è trattenere. È lasciar andare al momento giusto.

Published by
Antonio Papa