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Napoli News

Antonio Conte e la Nazionale: due frasi da scolpire nella pietra

Dopo Zenica, le parole di Conte aprono uno scenario diverso: non solo sulla panchina, ma anche sulla filosofia calcistica

Zenica è già alle spalle, ma il rumore resta. L’Italia ha perso ai rigori contro la Bosnia ed è fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Le dimissioni di Gattuso sono arrivate, i nomi per la panchina della Nazionale pure, con Antonio Conte ovviamente in prima linea. E in mezzo a tutto questo, lui parla e lo fa senza girarci troppo intorno, con la consueta schiettezza.

Antonio Conte e la Nazionale: due frasi da scolpire nella pietra (foto Ansa con AI) – napolicalciolive.com

“Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione”. Ride, ma il messaggio è molto chiaro. Non è una candidatura (anche se…), non è un’apertura esplicita, ma è una frase che pesa. Perché arriva nel momento in cui il calcio italiano cerca una direzione e soprattutto una figura credibile da cui ripartire.

Conte non scappa dal tema, ma lo tiene dove vuole lui. “Fare il ct è bello, è un motivo di lusinga. Ci sono già stato, conosco l’ambiente”. Il passaggio chiave è questo: non chiude, ma non si muove. Il presente resta Napoli, con un contratto ancora in essere e un confronto fissato a fine stagione con De Laurentiis.

Il resto è contorno, almeno per ora. Anche perché l’allenatore del Napoli sa bene come funzionano queste dinamiche. “I media fanno il loro lavoro, giusto che il mio nome faccia parte”. È una frase che rimette ordine: le voci esistono, ma non sono una decisione. E soprattutto non spostano il piano immediato.

Le parole di Conte sull’importanza del risultato

La parte più forte della conferenza arriva quando Conte allarga il discorso. Non si ferma alla panchina, va dritto al problema. “Alla fine il risultato cambia i giudizi”. Conte lo dice senza cercare consenso. “Se ci fossimo qualificati, avremmo avuto toni trionfalistici per tutti”. Ed è una considerazione che è filosofica, prima di tutto.

Da qui parte la critica più strutturata. “Dopo tre Mondiali serve fare qualcosa di vero. Quando sono stato CT ho trovato poco aiuto da parte delle squadre”.

Non è uno sfogo, è un punto preciso. Il problema non è solo tecnico, ma di sistema. E infatti aggiunge: “Anche nei disastri ci sono cose da salvare. Troviamo una via di mezzo, se vogliamo bene al calcio”. Conte, pur senza proclami, in realtà fa valere la sua candidatura ma soprattutto spiega ancora una volta quella che è la sua filosofia: vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Una frase che ha imparato molto bene là dove l’hanno resa un manifesto.

Per la Nazionale quello che sarà sarà: la panchina va riempita in fretta, ma soprattutto nel modo giusto. E quel modo giusto, probabilmente, è proprio Antonio Conte.

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Antonio Papa