Dietro il caso Lukaku c’è molto più di una scelta personale. Regole, obblighi e un equilibrio che si rompe lentamente.
Il caso Lukaku entra in una fase nuova. Dopo giorni di tensione, versioni diverse e una scelta che ha fatto discutere, il Napoli si trova davanti a un bivio. Ma per capire davvero cosa può succedere adesso, siamo andati oltre la cronaca.
Siamo stati a San Giuseppe Vesuviano, dove l’avvocato Vincenzo Visone, esperto in diritto sportivo, ha provato a mettere ordine in una vicenda che, dal punto di vista giuridico, è molto più complessa di quanto sembri. Il nodo è giuridico.
Il punto di partenza è semplice: Lukaku non si è presentato a Castel Volturno. E questo è un precedente che depone fortemente a sfavore del calciatore. “Nel momento in cui un calciatore non rispetta un obbligo contrattuale, come il rientro fissato dalla società, si entra in una casistica ben precisa”, spiega Visone. Il riferimento è all’accordo collettivo tra AIC e Lega Serie A. Regole molto chiare.
In particolare, l’articolo 8 prevede una scala di sanzioni. Si parte dall’ammonizione, si passa alla multa e, nei casi più gravi, si può arrivare alla risoluzione del contratto. Ma attenzione: ogni provvedimento deve essere proporzionato. “Nella situazione attuale, la sanzione più probabile è quella economica”, chiarisce Visone.
E non si tratta di cifre simboliche. Parliamo di circa il 20% dello stipendio mensile lordo. Su ingaggi di questo livello, l’impatto è concreto. Ma il discorso non si ferma qui. Perché il caso Lukaku si complica quando entra in gioco la questione fisica. Il tema è l’infortunio.
Lukaku ha parlato di un’infiammazione, spiegando la scelta di restare in Belgio con esigenze legate al recupero. Ma qui si apre un passaggio decisivo. “Nel diritto sportivo conta solo ciò che viene accertato dal club”, sottolinea Visone. Serve una verifica interna.
Il riferimento è all’articolo 4 dell’accordo collettivo. Il calciatore deve partecipare ad allenamenti e partite, salvo malattia o infortunio accertati. E quel termine, accertati, fa tutta la differenza. “Se il giocatore non si sottopone ai controlli della società, per il sistema quell’infortunio non esiste”, aggiunge.
Questo significa che, in assenza di una verifica da parte dello staff medico del Napoli, la posizione del calciatore rischia di diventare più fragile. Ed è qui che il caso si sposta da una scelta personale a un possibile inadempimento contrattuale.
Ma c’è un altro aspetto che rende la situazione ancora più complicata. Anche nel caso in cui il Napoli decidesse di mettere Lukaku fuori rosa, il contratto resterebbe valido. “Il calciatore continuerebbe a percepire lo stipendio e avrebbe comunque diritto ad allenarsi in strutture adeguate”, spiega Visone. Il club paga comunque.
Ed è questo il vero paradosso. La società può prendere provvedimenti disciplinari, ma non può interrompere gli obblighi economici. Nel frattempo perde un giocatore, in un momento della stagione in cui le alternative sono limitate. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, le società evitano di arrivare allo scontro totale. Il rischio di un contenzioso lungo e incerto pesa più della volontà di fare un esempio. “Spesso si preferisce trovare una soluzione, anche a condizioni meno favorevoli”, conclude Visone.