La Penna minacciato di morte smaschera un’altra grande ipocrisia del calcio italiano

Minacce, rabbia e memoria corta. Il caso La Penna riporta a galla una vecchia narrazione che il calcio italiano non ha mai davvero superato

L’inevitabile conseguenza, dopo Inter-Juventus, è che l’arbitro Federico La Penna è stato pesantemente insultato e addirittura minacciato di morte sui social.

Referee Federico La Penna during the Italian Serie A soccer match between AC Monza and AS Roma at U-Power Stadium in Monza, Italy, 6 October 2024
La Penna minacciato di morte smaschera un’altra grande ipocrisia del calcio italiano (AnsaFoto) – napolicalciolive.com

Diciamo inevitabile non perché pensiamo sia normale, ci mancherebbe altro, ma perché purtroppo conosciamo fin troppo bene i nostri polli. E magari fossero polli, perché i polli sono innocui.

Qui parliamo di persone con forti disagi mentali, che utilizzano i social network e il calcio più in generale come sfogatoio per le proprie frustrazioni, prendendosela con chiunque e a maggior ragione con gli arbitri, capri espiatori, da sempre, delle frustrazioni delle persone. Che siano tifosi, poi, è un aspetto del tutto secondario.

La cronaca è questa qui. Al termine della partita, all’arbitro della sezione di Roma1, avvocato, è bastato poco per capire che s’era passato decisamente il segno. Chiuso in casa da qualche giorno dietro saggio consiglio degli amici, La Penna è stato pesantemente minacciato con insulti («Ti sparo», «ti ammazzo», «ti veniamo a cercare, sappiamo dove abiti»), naturalmente documentabili.

Tutta materia che probabilmente porterà queste persone ad essere querelate e a dover risarcire La Penna, come è giustissimo che sia. Comportamenti del genere non solo vanno scoraggiati ma vanno anche puniti gravemente, così magari il fenomeno di turno ci pensa due volte prima di rovinare la vita a un uomo che ha la sola colpa di aver visto male un fallo di gioco, anzi nel caso specifico una truffa di un calciatore ai suoi danni.

L’ironia amara del caso La Penna e l’ipocrisia dopo le parole di Guida

Questo episodio, oltre a fare una gran rabbia, come traspare del resto anche dalle nostre parole, rivela anche un lato amaramente ironico legato ad un’ipocrisia che c’è da sempre nel calcio, ma da qualche anno anche un po’ di più.

Marco Guida arbitro
L’ironia amara del caso La Penna e l’ipocrisia dopo le parole di Guida  (AnsaFoto) – napolicalciolive.com

Tutta colpa dell’arbitro Marco Guida di Torre Annunziata, che un paio d’anni fa, con delle dichiarazioni improvvide, accese una miccia che ancora oggi ha creato un equivoco clamoroso. Non arbitro il Napoli perché voglio uscire di casa il giorno dopo, disse più o meno Guida, sollevando un polverone e creando un grande equivoco che naturalmente ha alimentato per parecchio tempo i cripto-razzisti che infestano il nostro calcio.

In quel caso l’arbitro torrese, oltre a dimostrare a tutti il motivo per il quale agli arbitri veniva impedito di parlare, ha dato modo a tutti di pensare che la piazza napoletana è pericolosa e che i tifosi del Napoli impediscono agli arbitri di vivere tranquilli. Un’affermazione da meridionale da cortile che resta a lui e definisce la sua persona, ma che ha fatto guai incalcolabili.

Per fortuna poi i nodi vengono al pettine e quanto sta accadendo a La Penna da parte di tifosi, immaginiamo, juventini, spiega un concetto che sarebbe superfluo anche spiegare. Ci sono tifosi scemi in qualunque angolo d’Italia. Pensare che questa cosa accadesse soltanto a Napoli solo perché l’aveva detto l’arbitro Guida è puro e semplice razzismo, un’ipocrisia che il calcio italiano si porta dietro da sempre e che, ancora una volta, si rivela alla prova dei fatti totalmente inconsistente.

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