Il calcio italiano prova a ripartire dopo il crollo. Tra i nomi per la panchina spunta Conte, ma la strada è tutt’altro che libera.
La botta è arrivata forte e ha lasciato il segno. L’Italia esce male dai playoff mondiali e nel giro di poche ore il sistema salta: Gravina si dimette, il passo indietro di Gattuso è atteso, la Federazione si ritrova senza guida tecnica e senza una linea chiara. In questi momenti il calcio non aspetta, perché quando perdi il controllo devi reagire subito.

La regola è semplice: dopo un fallimento serve una scelta netta. Non una soluzione tampone, non un compromesso. Serve una direzione. E infatti i primi movimenti vanno tutti lì, verso la ricerca di un nuovo commissario tecnico per la Nazionale Italiana che dia subito identità e tempi certi.
I nomi sono quelli che circolano sempre quando la panchina azzurra si libera: Allegri, Mancini, Simone Inzaghi. Profili solidi, abituati a gestire pressione e gruppi importanti. Ma ognuno ha un problema concreto. Allegri è legato al Milan, Inzaghi ha un contratto pesante con l’Al Hilal, Mancini resta una strada aperta ma non lineare dopo l’addio precedente. Non è solo una lista, è un incastro complicato.
Dentro questo quadro prende spazio un nome diverso, per peso specifico e per impatto possibile: Antonio Conte. Non è una suggestione buttata lì. È un’ipotesi reale che circola da ore, perché il suo profilo risponde a un’esigenza precisa: riportare ordine, metodo e riconoscibilità. Conte non è neutro, cambia subito il contesto.
Il passato con la Nazionale è un aspetto da considerare. L’Europeo 2016 resta un riferimento chiaro: squadra inferiore sulla carta, ma organizzata e competitiva fino ai quarti contro la Germania. Non è nostalgia, è un dato che oggi torna utile. In un momento in cui l’Italia fatica a trovare identità, quel tipo di lavoro torna centrale.
Antonio Conte e il rapporto col Napoli: De Laurentiis “cederà” un altro ct all’Italia?
Il problema è tutto nel presente. Conte è sotto contratto con il Napoli fino al 2027 e il club non ha alcuna intenzione di liberarlo. Anzi, la linea è opposta: continuità, magari anche un rilancio del progetto. De Laurentiis non considera questa ipotesi come prioritaria e, senza un’apertura chiara, ogni discorso resta teorico.

A complicare il quadro c’è il tempo. La Nazionale deve programmare subito, già dalle amichevoli di giugno. Non può permettersi un commissario tecnico che arrivi più avanti, perché significherebbe iniziare con un ritardo strutturale. Conte, per essere davvero un’opzione, dovrebbe liberarsi entro fine maggio. Le scadenze stringono, e non poco.
Qui entra in gioco la volontà. Conte non chiude all’azzurro, ma non forza neanche la situazione. È disposto a valutare un progetto serio, con margine di lavoro reale, non una gestione d’emergenza. La Federazione, dal canto suo, deve capire se può permettersi un’operazione del genere o se deve orientarsi su una soluzione più immediata. E magari se la volontà di Conte fosse forte anche il Napoli valuterebbe di liberarlo e fargli questo regalo, specie se dovesse compiere un’altra impresa da qui alla fine dell’anno.
La decisione arriverà presto, perché il calendario non lascia alternative. E quando arriverà, dirà molto più di quello che sembra. Non è solo un ct: è il modo in cui l’Italia decide di ripartire.




