Se il Napoli ritroverà consistenza nel bel mezzo della difesa, il merito sarà (non solo, ma) soprattutto loro. Raul Albiol e Kalidou Koulibaly, così diversi eppure parte dello stesso meccanismo, pistoni sincronizzati di un motore che ha avuto più di un problema; perché se c’è l’uno, ma non l’altro, allora prepararsi a quello che verrà sarà complicato. Perché se Koulibaly sa prendersi la scena con anticipi e tackle in caduta libera, come nel migliore dei film d’azione, per lo spagnolo quella è semplice gestione dell’azione.
Due torri gemelle, una d’ebano e di gioventù, l’altra d’avorio e d’esperienza. Ed ora che è tornato, Albiol, si sente già indispensabile.
Un mese e mezzo fuori pare già abbastanza. Dal Benfica alla Dinamo Kiev, però, di cose ne sono cambiate eccome. Albiol ha dovuto assistere inerme ad un Napoli che faticava per non accartocciarsi su se stesso, ad una squadra che ha provato a sostituire l’assente Milik senza arrendersi al fato, ad un gruppo di giovani uomini che ora sembrano spaventati di poter cavalcare in modo vincente come fu un anno fa.
Il suo rientro in Champions non è bastato per vincere, però almeno la difesa ha saputo ritrovarsi; zero gol subiti, un dato che poche volte si affaccia alla finestra degli azzurri in questa stagione.
Partirà probabilmente dalla panchina, invece, Koulibaly. Se la scorsa è stata la stagione dell’esplosione, quella in corso è sicuramente la stagione della definitiva consacrazione. Difensori come lui in giro in Europa non ce ne sono più, lo sanno bene le big del continente che vorrebbero fare le scarpe al Napoli pur di accaparrarselo.
Anche lui domani, scendendo in campo, potrebbe riscrivere la sua breve storia: 100 presenze in maglia azzurra sono un traguardo da conservarsi stretto, soprattutto per come era andata all’inizio della sua avventura sotto il Vesuvio.
Koulibaly è cresciuto e ha saputo prendersi la difesa del Napoli, ma accanto ha ancora bisogno di un Albiol che sappia reggergli il gioco.
a cura di Gennaro Arpaia (Twitter: @gennarojenius9)