Una stagione piena di ostacoli, con il corpo che non sempre ha risposto alla testa. Eppure a Napoli il futuro prende forma adesso: scelte nette, qualche addio possibile, una linea chiara su chi tenere e chi ascoltare. Nel mezzo, la voce di Noa Lang che scuote l’aria.
Il Napoli ha deciso di blindare lo zoccolo duro. Le prime pratiche sono i rinnovi in scadenza: Juan Jesus e Spinazzola hanno il contratto che termina a giugno. Conte li considera utili. La permanenza appare solida e la società lavora a un prolungamento sostenibile.

C’è poi Rrahmani, con un accordo in scadenza tra un anno. Il piano è chiaro: estensione fino al 2029 per mettere al sicuro un titolare affidabile, anche sul piano economico. Qui la logica è semplice: proteggere valore e continuità in un reparto che ha sofferto.
Capitolo delicato: De Bruyne e Lukaku. Hanno inciso poco in questa stagione. Non ci sono decisioni ufficiali. Verranno fatte valutazioni tecniche e fisiche, senza scorciatoie. Se restano, lo faranno con un ruolo definito; in caso contrario, si cercherà una soluzione ordinata.
Il cuore del dossier è a centrocampo. Le priorità sono Anguissa e Lobotka, contratti al 2027. Il Napoli vuole allungare e adeguare gli ingaggi, perché sono stati pilastri degli scudetti 2023 e 2025. La realtà però è sfumata: Lobotka ascolta l’idea di nuove esperienze in Europa. Un rinnovo qui potrebbe servire anche a valorizzare una futura cessione. Non c’è nulla di più di questo: non esistono accordi chiusi.
Diverso il caso Anguissa: per il club è incedibile. Si lavora a un contratto più lungo e a un salario attorno ai 4 milioni netti a stagione. L’obiettivo è dare a Conte un riferimento tecnico e mentale. È una scelta identitaria.
Nel pacchetto spicca anche McTominay. Ha mercato, è nel mirino di club importanti, ma il Napoli prova a blindarlo fino al 2030 (oggi scade nel 2028). Qui pesano fisicità, leadership, gol pesanti. È un profilo che regge il peso della settimana e delle partite sporche.
Noa Lang, parole di fuoco e un addio a metà
In parallelo, arriva un colpo di scena mediatico. Noa Lang, acquistato dal PSV Eindhoven la scorsa estate per circa 25 milioni, è passato in prestito al Galatasaray. In un’intervista a ESPN ha parlato chiaro: rapporto freddo con Antonio Conte, mancanza di fiducia percepita, la spinta del prossimo Mondiale come leva per cambiare aria.
“Devi essere trattato onestamente,” ha detto. “Non sentivo quella sensazione.” A Napoli, spiega, si allenava forte e aveva legami solidi con lo spogliatoio: “Nove persone su dieci non volevano che me ne andassi.” Parole pesanti, ma anche misurate: rispetto per il club, nessun dettaglio oltre il necessario. Alcune critiche dei media? “Non le condividevo. Per stile di gioco me la cavavo bene.” È la versione del calciatore; la società non ha replicato con note ufficiali.
Questo doppio binario racconta un Napoli che sceglie continuità e pragmatismo. Tira le somme, protegge i suoi senatori, accetta che qualche storia possa finire. E si interroga sulla voce di Lang: è solo frustrazione o il sintomo di un confronto duro ma utile? Forse la risposta sta nello spogliatoio, quando le luci si spengono e restano soltanto le facce, i silenzi e un pallone che chiede ancora di essere giocato.




