Le dichiarazioni dell’ex azzurro riaprono vecchie ferite e interrogativi. Tra errori, scelte e affetto, il Napoli riflette sul proprio passato.
È passato un giorno intero. Il Galatasaray, intanto, ha asfaltato la Juve con una grande prestazione anche di Victor Osimhen, eppure l’eco delle parole del nigeriano non accenna a placarsi.

Osimhen ha avuto parole di fuoco per il Napoli e per De Laurentiis, ricostruendo il periodo nel quale ha deciso di dare l’addio alla maglia azzurra, almeno a detta sua, in una ricostruzione che in realtà presenta tante incongruenze e una versione di comodo alla quale non ha abboccato nessuno.
Ma, insomma, l’ennesima uscita improvvida dell’ex numero 9 azzurro definisce il personaggio per quello che è: un ragazzo opportunista e ingrato che si è costruito una sua verità di comodo, ma fondamentalmente aveva come unico obiettivo quello di lasciare il Napoli. Che fine abbia fatto poi, lo lasciamo giudicare a voi.
Eppure, anche in questa vicenda, Aurelio De Laurentiis potrebbe trarre una lezione preziosa. Quanto accaduto con Osimhen, infatti, è frutto di una gestione abbastanza confusionaria del Napoli, almeno in una seconda fase. Ma il peccato originale, se così si può dire, è stato il no del presidente a una sua cessione nell’estate seguente allo scudetto.
Non una colpa, sia chiaro. Spesso De Laurentiis si è intestardito nel voler trattenere calciatori o allenatori a sé, anche contro la loro volontà, per troppo affetto o comunque per coerenza.
Quando De Laurentiis si è intestardito a trattenere i calciatori: i casi Allan, Hysaj e non solo
Ebbene, la storia insegna che ogni volta che lo ha fatto, questa cosa gli si è ritorta contro. È successo con Osimhen, ma prima di lui è accaduto con Allan, è accaduto con Hysaj e anche con Kvaratskhelia, stava per accadere anche con Spalletti e con Sarri, che però sono riusciti a svincolarsi.
È accaduto in un certo qual modo anche con Piotr Zielinski, per il quale si è perso il momento giusto per una cessione e alla fine è passato a parametro zero all’Inter e ora sta contribuendo in maniera decisiva alla corsa scudetto dei nerazzurri.

Sia chiaro, parliamo di lezione e la nostra considerazione sembra avere una connotazione negativa, ma è tutt’altro che questo. Anzi, affezionarsi così a determinati personaggi fa onore a De Laurentiis, che nel corso degli anni ha provato più volte a creare dei legami solidi, ma a volte è stato sconfessato dai fatti.
Il calcio ormai purtroppo non è più adatto ai sentimentalismi. Anche per questo, ed è una lezione anche e soprattutto per i tifosi, bisogna legarsi meno ai nomi e agli idoli e lasciarli andare nel momento in cui vogliono andare via.
Ogni volta che invece il Napoli si è comportato così, cioè lasciando andare i calciatori nel momento giusto, ha sempre monetizzato bene e reinvestito meglio e non sempre chi è andato via ha avuto la stessa fortuna. L’ultima “passioncella” di De Laurentiis è stato Antonio Conte, per il quale la scorsa estate ha fatto carte false, convincendolo a restare.
Ora la fine della stagione è ancora lontana e chissà come finirà la storia, ma una cosa è certa: se dovesse ripresentarsi l’incertezza dell’estate scorsa, quando Conte voleva andare via e De Laurentiis lo ha trattenuto concedendogli di tutto, quest’anno forse sarà meglio lasciarsi andare – se la volontà è questa – o restare insieme se si è davvero convinti. Ma la nostra sensazione è che stavolta la pensa così anche il presidente.





