Un’intervista riapre vecchie ferite e vecchie versioni. Ma quando i ricordi non combaciano, qualcuno continua a farsi domande
Quanto può cambiare una storia quando a raccontarla è solo uno dei protagonisti? È la domanda che resta sospesa mentre si leggono certe interviste, quelle in cui i ricordi sembrano scegliere da soli cosa restare e cosa sparire. Il tempo passa, i toni si addolciscono, ma alcune versioni dei fatti continuano a suonare strane. Non perché siano totalmente false. Piuttosto perché sembrano incomplete, di comodo.

Negli ultimi giorni è tornato al centro della scena uno dei protagonisti più discussi degli ultimi anni di calciomercato del Napoli. Un attaccante che ha segnato gol decisivi, ha portato uno scudetto storico e poi ha lasciato dietro di sé una scia di polemiche. Il suo racconto sull’addio alla maglia azzurra prova a ridisegnare quella separazione. Ma più si entra nei dettagli, più emergono crepe evidenti.
Non è una questione di simpatia o antipatia. È una questione di coerenza. E quando i passaggi iniziano a non combaciare, è normale fermarsi un attimo e riascoltare tutto con attenzione.
Nel ricostruire il suo addio al Napoli, Victor Osimhen punta il dito contro un episodio preciso. Il famoso video TikTok pubblicato dal club. Un contenuto sbagliato, rimosso quasi subito, accompagnato da scuse ufficiali. Un errore evidente della comunicazione societaria. Nessuno lo ha mai negato.
“Dopo che il Napoli ha pubblicato quel video su TikTok, qualcosa si è rotto definitivamente. Sono stato vittima di insulti razzisti e ho preso la mia decisione: volevo andare via”.
Secondo il centravanti, proprio quel video avrebbe rotto definitivamente il rapporto. Da lì la decisione di andare via. Una scelta maturata per rispetto personale. Una reazione comprensibile, almeno sul piano emotivo, ma se la prendiamo come casus belli è una versione che fa acqua da tutte le parti.
Sapete qual è la parte più divertente di tutta la storia? Che Osimhen riesce a smentirsi da solo, nella stessa intervista! E nessuno che glielo faccia notare, ma vabbè. Si parla di un gentlemen agreement con De Laurentiis dell’estate prima per lasciare il club l’estate successiva, e poi sappiamo tutti com’è andata a finire. Ma se l’uscita era già programmata, come fa a dire che l’ha deciso dopo il video? No, quell’episodio può essere una scintilla. Non certo l’incendio.
Osimhen contro il Napoli: il post scudetto e i comportamenti discussi
L’anno dopo lo scudetto è stato complicato per tutti. Per il club, per l’ambiente, per lo spogliatoio. Anche per il protagonista di questa storia che anzi ci ha messo abbondantemente del suo anche nello spogliatoio. Il rapporto fra Osimhen e il Napoli si è incrinato lentamente, tra aspettative altissime e tensioni sempre più evidenti.

Le interviste in cui si parlava apertamente di Premier League. Le voci continue di trasferimento. Diversi atteggiamenti poco professionali nei momenti più delicati della stagione. Episodi che chi ha seguito da vicino quel periodo ricorda bene. Non per creare un processo pubblico, ma per avere un quadro completo.
Nell’intervista recente tutto questo scompare. Resta solo la versione di un calciatore che si sente “tradito”, non si sa bene da chi e da cosa visto che finché era a Napoli chiunque l’ha sostenuto e amato come un figlio. Osimhen dimentica che nel momento più buio il Napoli gli ha rinnovato il contratto dandogli la cifra più alta mai percepita da un calciatore azzurro, cifra che poi ha ostacolato anche molto le trattative per la sua cessione. Ma al nigeriano questo aspetto stranamente sfugge.
Il finale della storia dice molto più di tante parole. I grandi club europei hanno valutato il profilo. Poi hanno scelto di non affondare il colpo e lui è finito al Galatasaray, non certo la squadra più prestigiosa al mondo. Una decisione che non può essere casuale. Un attaccante nel pieno della carriera, decisivo in Serie A, reduce da uno scudetto, dovrebbe scatenare aste internazionali. E invece.
Questo non cancella il valore del giocatore, semmai quello dell’uomo. Non cancella i gol, le prestazioni, il contributo storico allo scudetto. Ma racconta come l’intera vicenda sia stata percepita fuori da Napoli. E forse spiega perché certe ricostruzioni oggi suonano meno convincenti.
I tifosi del Napoli ascoltano, ricordano e filtrano. Non hanno bisogno di versioni ufficiali per farsi un’idea. Hanno memoria lunga e senso critico. E forse è proprio questo che rende certe narrazioni sempre più fragili. Perché alla fine resta una domanda semplice: possibile che per un certo tipo di esseri umani le colpe siano sempre e solo degli altri?




