Una partita finisce, ma il rumore resta. Chiariello alza la voce e mette il regolamento sul banco. Una richiesta pesa più di un episodio. E il calcio italiano trema.
A Bergamo non è finita al novantesimo. La gara tra Atalanta e Napoli si è trascinata fuori dal campo per colpa di due episodi chiave e per un VAR che, almeno a sentire Umberto Chiariello, ha smesso di fare il suo mestiere: correggere l’errore evidente, non riscrivere la partita.

Nel suo editoriale a Campania Sport, Chiariello alza subito il tono e mette un paletto. Non vuole il derby delle opinioni, vuole una discussione sul protocollo. “Quello che è accaduto oggi a Bergamo è un punto di non ritorno assoluto, perché oggi si è calpestato il regolamento in ogni forma”.
Il primo caso arriva al 45′: l’arbitro Chiffi indica il dischetto, poi cambia tutto dopo la chiamata al monitor. Qui, secondo Chiariello, il problema non è stabilire se sia rigore o no. Il problema è chi decide cosa. “L’intensità del contatto l’ha decisa l’arbitro. E allora perché oggi il regolamento non viene più applicato?”.
La tesi è semplice e diretta: se non c’è simulazione, il VAR non dovrebbe ribaltare una valutazione che resta soggettiva. Chiariello lo ripete con durezza: “Se il VAR interviene, deve farlo per una simulazione. E allora ammonisci. Altrimenti è un contrasto che l’arbitro ha giudicato falloso e il VAR non ha nessun diritto di intervenire”.
Poi arriva l’altro episodio, ancora più pesante perché opposto. A inizio ripresa segna Gutiérrez, il Napoli va sul 2-0, ma la rete viene annullata per un presunto fallo precedente. E qui, denuncia Chiariello, il VAR resta spento. La sensazione è una regola elastica, che si accende o si spegne a seconda del momento. “Il VAR si è acceso quando non doveva accendersi sul rigore e non si accende quando doveva accendersi per un gol regolare annullato”.
Chiariello attacca l’AIA: “Aprite la strada ai fessi, ai complottisti”
Dentro questa cornice, Chiariello non butta via la parte tecnica. Anzi, sottolinea che il Napoli, nonostante le assenze, aveva trovato ritmo e idee per oltre cinquanta minuti. “Il Napoli ha prodotto un ottimo calcio per oltre 50 minuti, ha segnato e avrebbe meritato il raddoppio”. Per lui, la partita si spezza lì, quando gli episodi cambiano inerzia e nervi.

Il punto, però, va oltre Napoli-Atalanta. Chiariello parla di un campionato nervoso, dove le decisioni incoerenti diventano carburante per chi urla al complotto. E qui scatta un ragionamento quasi “politico”: più il sistema appare confuso, più cresce il sospetto. “Aprite la strada ai fessi, ai complottisti. Gli errori sono troppi e poi diventa impossibile spiegare che non c’è niente”.
Nel mirino finisce anche la comunicazione, perché la trasparenza non basta se produce solo altra rabbia. Chiariello è netto su un format contestato. “Open VAR sta facendo solo danni, deve chiudere immediatamente”. La sua idea è che il calcio italiano si stia incartando in una moviola permanente, con il campo che perde centralità.
E qui arriva il cuore dell’editoriale, la richiesta che, se davvero ascoltata, cambierebbe l’assetto del sistema. Chiariello chiede un taglio netto, non un aggiustamento. “Bisogna azzerare la situazione”. E poi mette il nome sul tavolo, senza aspettare fine stagione. “Rocchi deve andare a casa subito, non a fine anno. I danni da qui a maggio sono inenarrabili”.
Non si ferma lì. Parla di commissariamento e di separazione degli arbitri di élite, perché secondo lui l’AIA vive una crisi di guida e di credibilità. E lega tutto anche a un rischio concreto: i soldi della Champions. Qui il discorso diventa un allarme economico oltre che sportivo. “Se a fine anno perdiamo 70 milioni per una serie di errori arbitrali, chi glielo dice ai tifosi che non c’è un complotto?”.
In mezzo, resta un’immagine: una squadra che prova a giocare e un sistema che rende tutto fragile, dal campo alle tribune. Chiariello lo dice senza poesia, con una frase che pesa: “O si interviene subito o questo campionato passerà alla storia come il campionato del caos“. E a quel punto, non basterà più discutere di un rigore.




