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Mertens: “Vogliamo lo scudetto, vincere a Napoli è speciale. Il calcio di Sarri l’ideale per me”

Mertens giocatore Napoli ©Getty
Dries Mertens © Getty Images

Dries Mertens torna a parlare, dopo l’intervista apparsa ieri nell’edizione mensile de ‘Il Guerin Sportivo’. L’attaccante del Napoli si sofferma sull’obiettivo scudetto dalle colonne del quotidiano ‘La Repubblica’ in edicola oggi ed in particolare dice la sua su un aspetto: “Pur di vincere lo scudetto darei disposto a mettere la firma per giocare male e vincere. Ma se ci troviamo a questo punto, primi in classifica e con elogi da parte di tutti, è perché è stato proprio il nostro modo di giocare a portarci così in alto. Possiamo continuare questo ottimo momento soltanto se il Napoli rimarrà se stesso. Ci divertiamo tutti a giocare in questa squadra, ed il primato in Serie A non ci sorprende. Non ci nascondiamo, il nostro obiettivo è lo scudetto, nonostante le avversarie siano aumentate e la Juventus resti favorita per qualità dell’organico e mentalità.

Proprio la mentalità fa la differenza per Mertens: “Da questo punto di vista ci siamo avvicinati, ora bisogna provare a ridurre il gap che c’è per quanto riguarda il talento che divide noi ed i bianconeri. Maradona è unico ed inimitabile, ha fatto la storia del Napoli e cercare di ripercorrerne le orme è il sogno di tutti, anche il mio. Non mi aspettavo di essere nominato per il Pallone d’Oro, anche se è una cosa che sentivo di meritare. Entrare nella lista dei 30 migliori giocatori d’Europa è già una grossa soddisfazione, ed è fantastico rappresentare il Napoli.

Napoli, Mertens a tutto tondo

Mertens nasce centrocampista, ma la sua evoluzione in centravanti è ormai completa ed il cambio di ruolo in terminale offensivo non si discute: “Un cambiamento non da poco, avvenuto a 30 anni. Se è accaduto tutto questo è grazie alla continuità, che non avevo in precedenza partendo spesso dalla panchina. Ma il merito è di Sarri, il suo calcio è fatto su misura per me. Mi piace giocare palla a terra con scambi stretti e veloci, non a caso i tratti distintivi del Napoli. E mi trovo alla grande con Insigne, è bello non essere più in competizione per una maglia da titolare. In campo parliamo la stessa lingua e siamo migliorati moltissimo tutti e due.

Cosa significa Napoli per Mertens? “Ho già detto che amo questa città e la sua gente. Con i tifosi condividiamo tutto, mi sveglio ogni mattina col sole e col sorriso. Ricordo quando venni qui, ero un perfetto sconosciuto e tutti facevano comunque in modo di farmi stare bene, non capita solo ora che mi sono fatto un nome. Ho imparato a conoscere ogni angolo della città, anche le zone dove mi sconsigliano di andare. Qualche giocatore ha rifiutato di venire a Napoli, peggio per lui allora. Non sa cosa si perde. Non avendo figli passo meno tempo a casa rispetto ai miei compagni, sarà anche per questo che ho avuto modo di legare particolarmente con i tifosi. E’ bello vedere le mie foto in pizzeria, questo rapporto così caloroso in Belgio non l’ho mai vissuto”.

Mertens parla poi di due aneddoti curiosi: “Con mia moglie siamo diventati praticamente testimonial di Napoli e delle sue bellezze. Capri, Pompei, Ischia, sono tutti luoghi meravigliosi. Una nostra amica possiede una agenzia di viaggi, e se prima indirizzava tutti i suoi clienti principalmente in Grecia e nel Mediterraneo, adesso mette sempre Napoli in cima alle opzioni. Casa mia è diventata un albergo adesso, ricevo sempre amici e parenti che vengono a visitare la città. Il mio soprannome è Ciro Mertens, ma il primo che ho avuto è ‘Ciro Martinez’, dal nome che il proprietario del bowling dove andavo utilizzava per non farmi riconoscere. Non è servito a niente (ride, ndr)…”.

Qual è la giocata più bella di Mertens da quando è al Napoli? “Tutti potrebbero pensare al gol in pallonetto contro il Torino o a quello di tre settimane fa contro la Lazio, ma io penso ad un tunnel a Gonzalo Rodriguez con passaggio no look a Hamsik nel 4-1 alla Fiorentina dello scorso campionato. Il portiere respinse il tiro di Marek ed io segnai a porta vuota. Sono gesti tecnici che amo”.