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COLPEVOLE – Tutta Italia accusa Ventura: doveva puntare su Insigne e Jorginho

Ventura
Jorginho © Getty Images

Il disastro dell’Italia, eliminata al Mondiale dopo lo spareggio contro la non irresistibile Svezia, ha più di un colpevole e tanti motivi che spiegano questo disastro. Le colpe sono state addossate subito a Gian Piero Ventura, ma il commissario tecnico non è il solo responsabile di questa sciagura che non capitava alla Nazionale dal 1958. Il ct comunque ha di che rispondere per non aver puntato sugli uomini di maggiore qualità che aveva a sua disposizione, come Jorginho (fatto esordire in colpevolissimo ritardo nella sua gestione soltanto ieri) e Lorenzo Insigne, che ai più è parso quasi dovesse vestire i panni del capro espiatorio per dare un alibi allo stesso Ventura.

I suoi moduli non prevedono l’utilizzo di un calciatore dalle caratteristiche che sono proprie ai due talenti del Napoli, ma l’Italia vive da mesi una situazione gravissima dal punto di vista tecnico, di gioco e di risultati, ed ignorare due calciatori così, che da tempo finiscono ai primissimi posti per rendimento in Serie A, non è accettabile. Per quanto riguarda Jorginho, il centrocampista si è concesso uno sfogo su Instagram nel quale parla della propria delusione, mentre in mattinata il suo agente ha parlato di un solo obiettivo a cui rivolgere le forze ore: lo scudetto da vincere con il Napoli.

Insigne e Jorginho, Ventura colpevole nel non puntare sulla loro qualità

I giornali in edicola oggi intanto calcano la mano proprio sul modo discutibile da parte di Ventura di gestire Insigne, che ieri contro la Svezia non è stato nemmeno mandato in campo, preferendogli El Shaarawy e Bernardeschi. È stato soprattutto il fatto di affidarsi a quest’ultimo, panchinaro nella Juventus, a fare inferocire critica e tifosi contro il ct. La Gazzetta dello Sport, con il suo direttore, Andrea Monti, parla di inconsistenza in termini di qualità e personalità, con l’utilizzo costante di moduli inadeguati. E l’incapacità di saper esaltare Insigne, il calciatore italiani più forte in circolazione, senza offrendogli una leadership tecnica, rappresenta qualcosa di ingiustificabile.