Una domenica da non ricordare per il Napoli, che crolla sotto i colpi di una agguerrita Udinese per poi accorgersi di quanto siano cambiate le prospettive del suo campionato in poco meno di 24 ore. Ci avevano creduto ancora una volta i ragazzi di Sarri, che inseguire la Juventus sembrava il passo più logico anche a dispetto di una trasferta insidiosa come quella di Udine e di una vittoria bianconera nell’anticipo contro l’Empoli col minimo sforzo.
Ed invece il risveglio dopo i 90 minuti della Dacia Arena non lascia seconde chances: i bianconeri di Allegri scappano sul +6. Nel frattempo, però, la Roma che vince il derby si riattacca al Napoli ed è a -4 dal secondo posto occupato dagli azzurri. Cambiano le prospettive ed anche gli obiettivi; le gare mancanti sono ora sette, sette curve in cui dare il massimo per portare a casa la Champions diretta, il primo obiettivo stagionale sperato già ad inizio anno.
GABRIEL, DA EROE AL DISASTRO
La gara andata in scena in casa dei friulani ha comunque dato sfoggio dell’intero repertorio del calcio italiano. Scordatevi l’arrendevole undici udinese visto fino a poche settimane fa; quella scesa in campo agli ordini di De Canio è una squadra agguerrita sotto ogni punto di vista, capace di mettere in difficoltà il Napoli sin dal primo minuto e di dare fastidio su ogni possesso. È stata data continuità al pari guadagnato a Sassuolo, è stata data nuova vita a chi sembrava solo una spalla sulla scena in alcune partite prima del cambio in panchina.
Dall’altra parte, un Napoli nervoso ed incostante, incapace di stare in campo come suo solito e mostrante una condizione fisica sicuramente in calo. Il tracollo, però, annunciato già dall’assenza tra i pali di Pepe Reina, è tutto difensivo: Koulibaly, Ghoulam ed Albiol, nessuno dei tre riesce a guadagnarsi la sufficienza, incapaci di contrastare le frecce udinesi che arrivavano ovunque. La frittata la fa Koulibaly al quarto d’ora, regalando il primo rigore; Gabriel non parla, ma lo fa sul secondo rigore, assegnato pochi secondi dopo il pari di Higuain. In un minuto, dal trentesimo gol dell’argentino fino alla parata di Gabriel, sembra che la partita possa cambiare. Ma l’estremo sudamericano si ricorda di essere connazionale di Rafael e combina gli stessi pasticci visti un anno fa, regalando il raddoppio avversario in chiusura di prima frazione.
IRRATI TRA LO SCUDETTO ED IL NAPOLI
Tutte le difficoltà del Napoli si concretano sul gol del definitivo 3-1, con mezza difesa a dormire su un Thereau totalmente libero di fare male. Mancherebbe mezz’ora al termine, ma le speranze si spengono davanti al resto del match.
A salire in cattedra è Irrati, lo stesso che qualche tempo fa aveva sospeso la gara in favore di Koulibaly e che non aveva visto i vari falli di Bonucci. L’arbitro sembra perdere di mano la gara e il Napoli la testa; agli annali resterà da spiegare la espulsione di Higuain per un fallo da ammonizione inesistente sul diretto marcatore.
Il Pipita lascia il campo tra la rabbia e le lacrime. È proprio vero, allora. Chi viene a Napoli piange due volte: quando ti strappano dalle mani la Champions matematicamente e quando ti scippano di un sogno scudetto che avresti coccolato volentieri fino all’ultimo minuto.
Si chiude qui, ma in realtà il meglio deve ancora venire: con la Juventus involata verso il quinto titolo di fila, il Napoli deve dimostrare di essere grande tra le grandi, di sapersi rialzare subito dopo un tonfo clamoroso come quello di Udine.
Arbitri ed eventuali macchinazioni da dietro le quinte non possono smontare il giocattolo messo a punto da un Sarri non esente da colpe ieri, una squadra capace di inebetire con il semplice gioco gli avversari nazionali ed internazionali.
Guardarsi alle spalle era un’opzione fino ad ieri, oggi è d’obbligo. Per sette giornate che ora sembrano troppe, con la trasferta all’Olimpico giallorosso che ora è già dietro l’angolo.
a cura di Gennaro Arpaia (Twitter: @gennarojenius9)





