Era partito con il profilo basso e le parole giuste. Poi qualcosa è cambiato. E le ultime uscite hanno riacceso discussioni che sembravano chiuse.
Che peccato. E dire che ci era sembrato un homo novus, finalmente una ventata di freschezza in un mondo incancrenito tra frasi fatte e tanta ipocrisia.

Christian Chivu è arrivato all’Inter in punta di piedi, ha mostrato un gioco interessante e sta portando la squadra nerazzurra a vincere il suo ventunesimo scudetto, ammesso che ci riesca. Nel frattempo tutte le sue dichiarazioni erano state praticamente perfette, utili a costruire un personaggio positivo e mai sopra le righe, che all’inizio aveva anzi colpito per sportività e signorilità.
Poi, all’improvviso, questa maschera è caduta e l’allenatore rumeno si è rivelato persino peggio dei suoi colleghi, probabilmente il peggiore di tutti. L’ultima dichiarazione che faceva ben sperare è stata alla vigilia di Inter-Juventus: “Sogno che un allenatore chieda scusa quando ha una decisione arbitrale a favore”. Bene, bravo, bis. Peccato che già la sera successiva sia cambiata completamente la scena.
Bastoni simula, Kalulu viene espulso, succede un putiferio e a quel punto ci si aspetta che Chivu si presenti davanti alle telecamere a chiedere scusa per l’evidente errore che ha condizionato il derby d’Italia. E invece, sorpresa delle sorprese, riesce a negare perfino l’evidenza.
La simulazione che tutta Italia ha visto e che ha imbarazzato perfino l’AIA per lui era un fallo di Kalulu, colpevole di aver allargato un po’ il braccio ed aver sfiorato il suo difensore. “Ai miei tempi, io non avrei mai allargato così il braccio se ero già ammonito”. Insomma, per Chivu quello di Kalulu era fallo e non c’era nessuna simulazione.
La conferenza di Chivu scava il fondo già toccato sabato sera
Già qui avevamo toccato il fondo, ma Chivu non contento ha deciso di scavare. Ancora più a fondo. Conferenza stampa di Champions: il tecnico finalmente ammette la simulazione di Bastoni ma rilancia con due dichiarazioni che lo definiscono prima come uomo e poi come allenatore.

La prima è uno schiaffo alla storia. Paragonare la simulazione di Bastoni con la Mano de Dios di Maradona è un livello bassissimo, una caduta di stile che in una situazione del genere non ci saremmo aspettati da nessuno, a maggior ragione da lui che fino a qualche giorno fa aveva fatto il pretino.
L’altra è una mistificazione della realtà che sembra diventata ormai lo sport preferito in casa Inter. Tirare nuovamente in ballo il rigore su Di Lorenzo in Napoli-Inter come un torto inaccettabile.
Forse è il caso di andare a riguardare il replay di quell’azione, di rivedere la dinamica e di riguardare quel fallo a posteriori, dopo tutti i rigori ridicoli che sono stati assegnati quest’anno.
Magari riguardandolo alla luce degli episodi successivi cambierebbero idea anche gli interisti o quanto meno l’AIA, con Rocchi che all’epoca contestò soprattutto la procedura del guardalinee che segnalò il penalty (ma a questo punto il guardalinee a che serve?). Poi lasciò intendere che forse era un po’ sotto soglia come rigore, ma nessuno ha mai detto che fosse inesistente.
Adesso se lo sta inventando l’Inter, prima tramite Marotta e poi con Christian Chivu, che di questo passo, se continua a scavare, rischia di ritrovarsi in Cina. Chissà, magari lì per i primi mesi farà finta di essere Confucio.
E basta vedere il riscontro che ha avuto questo post sulla nostra pagina ufficiale di Facebook – dagli insulti però ci dissociamo con forza – per capire quanto Chivu sia risultato simpatico ai tifosi del Napoli.





