Un dettaglio raccontato da Londra accende un dubbio sul nostro calcio. Forse il problema non è la sfortuna, ma qualcosa di più profondo.
Riccardo Calafiori è diventato un elemento chiave dell’Arsenal, che sta dominando in Italia e in Europa. Il giovane difensore romano è probabilmente il calciatore italiano più in vista al momento, insieme a Gianluigi Donnarumma, pilastro del Manchester City e miglior portiere al mondo.

L’esperienza in Inghilterra di Calafiori procede alla grande. Nuovo campionato, nuove regole, nuova vita per un ragazzo che ha dimostrato di avere la testa sulle spalle e di essere molto quadrato anche fuori dal campo.
Lo abbiamo conosciuto meglio nell’intervista al podcast di Alessandro Cattelan, Supernova, nel quale Calafiori ha raccontato la sua vita a Londra e alcune differenze rispetto al calcio italiano.
In una di queste c’è forse la risposta al motivo per il quale, soprattutto a Napoli ma non solo a Napoli, un po’ in tutta la Serie A, ci sono così tanti infortuni muscolari che stanno letteralmente falcidiando le squadre.
Calafiori spiega la differenza con gli allenamenti inglesi: “C’è più attenzione per il recupero”
Nell’intervista Calafiori ha spiegato la differenza fra gli allenamenti inglesi e quelli italiani: in Italia ci allenavamo almeno due ore consecutive e pensavamo soprattutto alla tattica. Qui spesso non ci alleniamo neppure un’ora. Sono molto più focalizzati sul recupero che sull’allenamento.

E questo potrebbe essere un concetto chiave espresso da Calafiori. Già, perché secondo alcuni studi anche piuttosto accreditati, il vero problema dei tanti infortuni che subiscono adesso i calciatori è che si gioca troppo e non c’è tempo di far sì che l’organismo recuperi appieno.
È un concetto espresso anche dal prof. Eugenio Albarella, attuale membro dello staff di Fabio Cannavaro in Uzbekistan e stimato preparatore atletico, in un recente post su Facebook che vi proponiamo a margine.
Perché è molto difficile addebitare quanto sta accadendo in casa Napoli alla preparazione atletica, o addirittura alla sfortuna, come vagheggiato dal dottor Canonico nell’intervista a Radio CRC di qualche settimana fa. Si può però ragionare su un insieme di fattori, fra i quali quello più endemico relativo a un calendario congestionato che non consente all’organismo di recuperare per bene.
La strada tracciata dagli inglesi, secondo quanto racconta Calafiori, consente anche di andare molto più forte in campo. I ritmi sono molto più alti, ha spiegato il difensore, e c’è la sensazione che non si possa mai sbagliare perché c’è sempre qualcuno pronto ad approfittare del tuo errore.
Certo, tra la Serie A e la Premier al momento c’è un abisso. Non è soltanto una questione di ritmo o di qualità, ma anche probabilmente di aspetti più legati alla conservazione del fisico.
Può essere uno spunto magari per i club del nostro campionato, soprattutto per il Napoli, per cercare di affrontare diversamente anche la routine del training e provare a ridurre il numero di infortuni che sta diventando sempre più difficile da gestire.





