Stadio Maradona, ok ai lavori ma col Napoli è stallo: così Manfredi può fare scacco matto

Il Maradona cambia volto, ma il dialogo con il Napoli resta freddo. Tra strategie e silenzi, la prossima mossa può riscrivere tutto.

Il Comune accelera sul restyling dello stadio Maradona. Entro luglio dovrà essere inviato il progetto esecutivo alla Uefa e alla Figc, completo di piano finanziario. Il Pfte, piano di fattibilità tecnica ed economica, è già stato trasmesso. Esiste un dossier di quaranta pagine con allegati tecnici dettagliati, come richiesto dagli organismi europei.

Stadio Maradona, immagine modificata con AI
Stadio Maradona, ok ai lavori ma col Napoli è stallo: così Manfredi può fare scacco matto (AnsaFoto con AI) – napolicalciolive.com

L’obiettivo è rispettare i parametri per Euro 2032, ma il sindaco Manfredi ha chiarito un punto: i lavori partiranno comunque, anche senza la certezza dell’Europeo.

Il nuovo impianto di Fuorigrotta sarà più moderno e più vicino agli standard internazionali. Addio alla pista d’atletica. Spalti avvicinati al campo. Copertura rifatta o sostituita. Servizi migliorati e parcheggi potenziati. Il terzo anello del Maradona verrà riaperto dopo oltre vent’anni, con interventi strutturali per eliminare le vibrazioni che ne avevano imposto la chiusura.

La capienza aumenterà di circa 10 mila posti. I lavori inizieranno proprio dal terzo anello, ma lo stadio resterà aperto durante le partite del Napoli. Non si perderà l’attuale numero di spettatori. La Regione Campania sosterrà l’investimento con una cifra vicina ai 200 milioni di euro. Un’operazione imponente, simile per dimensioni a quella realizzata all’Arechi di Salerno nel 2024.

Fin qui, il quadro tecnico. Poi c’è il nodo politico e strategico. Il Napoli di Aurelio De Laurentiis non ha ancora dato segnali concreti di adesione al progetto. Il presidente ha disertato l’incontro tra Comune, Figc e Uefa sul dossier Euro 2032. Un’assenza che pesa e che conferma una distanza evidente.

De Laurentiis continua a valutare la costruzione di uno stadio di proprietà del Napoli. Una scelta che avrebbe una logica industriale: più ricavi commerciali, maggiore controllo gestionale, aumento del fatturato. Nei bilanci moderni il matchday pesa. Hospitality, skybox, eventi extra calcio: sono leve decisive per competere con le big europee.

Manfredi vs De Laurentiis, partita aperta: i possibili sviluppi

Qui nasce lo stallo. Il Comune vuole riqualificare il Maradona e mantenere il Napoli come tenant principale. Il club ragiona su un impianto proprio. Due visioni diverse che, per ora, non si incastrano.

Manfredi e De Laurentiis
Manfredi vs De Laurentiis, partita aperta: i possibili sviluppi (AnsaFoto) – napolicalciolive.com

La convenzione attuale scade nel 2028. Se il progetto di riqualificazione del Maradona andrà avanti senza un accordo formale con il Napoli e, parallelamente, il club non riuscirà a realizzare uno stadio di proprietà, la posizione del Comune si rafforzerà. Un impianto rinnovato con fondi pubblici può diventare leva per rinegoziare condizioni economiche e gestione futura, vista la convenzione in scadenza nel 2028 che a quel punto potrebbe anche essere negoziata al rialzo, mentre il club completa l’iter per il nuovo stadio che comunque richiederà parecchi anni.

È una partita a scacchi. Manfredi ha scelto di muovere per primo. De Laurentiis osserva e studia la contromossa. In mezzo c’è una città che sogna uno stadio all’altezza dei grandi eventi e un club che guarda ai conti con lucidità imprenditoriale.

La soluzione più semplice sarebbe una convergenza. Un Maradona moderno, un Napoli competitivo, una convenzione aggiornata. Ma il calcio, come la politica, raramente segue la strada più semplice.