Cosa abbiamo capito dopo Open Var sul “fallo” di Hojlund

Open Var prova a spiegare l’episodio Hojlund-Hien, ma le parole dei vertici arbitrali sollevano nuovi dubbi e alimentano una sensazione di confusione

Open Var doveva essere uno strumento di chiarezza. Doveva spiegare le decisioni arbitrali e ridurre le polemiche. Doveva avvicinare tifosi e regolamento. Puntata dopo puntata, però, il risultato sembra opposto. Le spiegazioni fornite rischiano di diventare un esercizio di difesa dell’operato arbitrale più che un’analisi reale degli episodi.

Dino Tommasi a Open VAR
Cosa abbiamo capito dopo Open Var sul “fallo” di Hojlund – napolicalciolive.com

Le parole di Dino Tommasi sull’episodio Hojlund-Hien in Atalanta-Napoli confermano questa sensazione. Il responsabile CAN A/B ha definito corretta la revoca del rigore assegnato inizialmente al Napoli. Secondo Tommasi è Hojlund a cercare il contatto e il Var ha lavorato bene richiamando Chiffi alla revisione. Una valutazione discutibile ma legittima.

Il problema vero nasce nella seconda analisi. Sul presunto fallo dell’attaccante su Hien, Tommasi parla di contatto minimo e di “poca roba” per considerarlo falloso. Aggiunge che il play on sarebbe stato corretto e definisce la scelta finale “un errore di campo”.

Qui emerge una contraddizione evidente. Se si parla di errore di campo, il Var dovrebbe intervenire. È questo il suo compito. Nel primo tempo il Var interviene sul rigore e modifica la decisione dell’arbitro. In quel caso la centralità della decisione di campo non viene difesa. Viene corretta.

Nel secondo episodio, invece, la decisione di campo viene mantenuta nonostante lo stesso Tommasi la definisca sbagliata. Il concetto di centralità dell’arbitro diventa così elastico e applicato a seconda della situazione.

Var e decisione di campo: due pesi e due misure

Tommasi insiste molto sulla centralità dell’arbitro. Sottolinea come sia fondamentale mantenere equilibrio tecnico e disciplinare sul terreno di gioco. Un principio condivisibile. Ma proprio per questo dovrebbe valere sempre. Se la decisione di campo è sacra, lo è sia quando assegna un rigore sia quando fischia un fallo in attacco. Non può diventare un concetto da richiamare solo quando serve a sostenere una scelta già presa.

Atalanta Napoli var
Var e decisione di campo: due pesi e due misure (AnsaFoto) – napolicalciolive.com

Il Var interviene nel primo tempo e cancella il rigore. Non interviene nel secondo tempo per correggere un errore che viene ammesso pubblicamente. Questa incoerenza alimenta la sensazione di un sistema che procede senza una linea chiara. Le spiegazioni offerte non chiudono il cerchio. Lo allargano. E il risultato è un racconto che appare costruito per proteggere l’impianto arbitrale più che per analizzare davvero gli episodi.

Open Var nasce con l’obiettivo di aumentare la trasparenza. Doveva ridurre la distanza tra arbitri e pubblico. Oggi rischia di produrre l’effetto contrario. Ogni puntata prova a normalizzare gli errori, a inserirli in un contesto tecnico, a difendere il protocollo. Il problema è che il tifoso non cerca giustificazioni. Cerca coerenza. Cerca una linea chiara. Cerca la sensazione che gli episodi vengano valutati con lo stesso metro.

Quando un dirigente arbitrale ammette un errore ma allo stesso tempo difende l’operato complessivo del sistema, il messaggio diventa ambiguo. Si riconosce lo sbaglio, ma non si individuano responsabilità reali. Si spiega tutto, ma non si chiarisce nulla. E la percezione è quella di una confusione generale che parte dai vertici e scende fino al campo.

Il caso Hojlund-Hien diventa così l’ennesimo episodio simbolo di una stagione segnata da polemiche arbitrali. Più che dissipare i dubbi, Open Var li amplifica. E ogni spiegazione che appare costruita per proteggere il sistema finisce per alimentare la sfiducia. Perché senza coerenza, anche la migliore tecnologia resta inutile. E senza una linea chiara, ogni parola rischia di sembrare solo un tentativo di conservare equilibrio e potere.

Gestione cookie