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Quando Boskov preferì Imbriani a Inzaghi. Di quei fantastici ’76 è stato il primo a essere dimenticato

 

 

 

 

Carmelo Imbriani negli anni 90 era una delle promesse del calcio italiano, una delle tante. Purtroppo fu soltanto una meteora in serie A e nel Napoli di Boskov e di Lippi. ‘Gazzetta.it ricorda la sua carriera.

La Roma aveva Totti, l’Atalanta Morfeo, la Lazio Di Vaio e il Napoli Carmelo Imbriani. C’erano pure Iacopino (Sampdoria), Di Michele (Lodigiani), Locatelli (Atalanta pure lui) e Alessio Pirri (Cremonese, fortissimo): era un’annata particolarmente ricca di giovani attaccanti la classe ’76, Imbriani è stato uno dei primi a smettere, il primo ad andarsene.

CARMELO E PIPPO — Allenava gli Allievi del Benevento, il suo ultimo club da calciatore, un anno e mezzo fa saltò il tecnico della prima squadra e lo misero al suo posto: venne confermato, la scorsa estate stava preparando la sua prima stagione da allenatore dei grandi ma si sentiva stranamente debole. Broncopolmonite, gli dissero, guardarono meglio e si accorsero che aveva un tumore. Aveva uno zio importante, che si vantava di averlo suggerito al Napoli solo perché tutti gli dicevano che era il più bravo: talento ne aveva il 19enne Imbriani, Marcello Lippi lo buttò in serie A per quello, non perché era il nipote di Clemente Mastella, all’epoca all’apice della carriera politica. Anche perché quello che consolidò la sua scalata alla serie A veniva da Est, e Mastella probabilmente sapeva a malapena chi fosse: raccontava la leggenda (ovvero lo stesso Imbriani) che Boskov disse a Corrado Ferlaino di non prendere Filippo Inzaghi dal Piacenza perché preferiva puntare sullo scugnizzo che aveva già in casa. Leggenda che resterà tale: l’81enne Boskov dicono non se la passi bene ultimamente, ma Imbriani aveva tre anni in meno rispetto al bomber che lo seguiva nell’ordine alfabetico, e nell’estate del ’96 tre gol in serie A, contro i due segnati dal collega fenomeno nel primo anno al Parma.

CAMBIO DI RUOLO — Rimasero quelli, il confronto finì lì: Imbriani andò in prestito alla Pistoiese, non tornò più, ancora una presenza con il Napoli, una dozzina con il Genoa, ma erano scese in B. Cambiò ruolo, diventò esterno di centrocampo, smise di segnare, il grande calcio, a parte l’amico Taglialatela e pochi altri, si scordò presto della risposta napoletana a Totti. Il grande calcio dimentica spesso e si ricorda troppo tardi: quando Cavani e gli altri scesero in campo con la maglietta “Imbriani non mollare” si capì che ormai non c’era più niente da fare.

 

A.I.

 

 

 

 


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