Home Rubriche FOCUS – Capocannonieri emigranti. L’esodo del calcio italiano non sembra avere fine

FOCUS – Capocannonieri emigranti. L’esodo del calcio italiano non sembra avere fine

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Non si è nemmeno dovuto aspettare il caldo più rovente, quello di luglio o addirittura agosto, per concludere la prima trattativa importante della Serie A di questa estate.
Sarà colpa del Mondiale, ormai prossimo, che richiederà attenzione da tutte le parti del mondo, sarà forse che quando hai un obiettivo certo è meglio raggiungerlo il prima possibile.
È così che Ciro Immobile, 24 anni da Torre Annunziata, in provincia di Napoli, lascia il calcio italiano, dopo appena un anno di B a Pescara e due di A, tra Genoa e Torino, in prestito dalla Juve o in comproprietà tra le due società all’ombra della Mole.
Il ragazzo, capocannoniere dell’ultimo torneo di A con all’attivo 22 gol, tutti su azione, sbaragliando la concorrenza di campioni come Llorente, Tevez o Higuain, lascia la madre patria per trasferirsi in Germania, ricalcando il viaggio che i suoi concittadini, i suoi connazionali, hanno più volte fatto trenta o quarant’anni fa.

 

Ma Ciro, fresco sposo e ormai sicuro partente con la nazionale italiana per i Mondiali brasiliani, in Germania non ci va da emigrante che vuole trovare fortuna.
Klopp ha messo le mani su di lui perché è convinto che potrà fare grandi cose, le stesse che con la maglia granata del Torino ha fatto in questa stagione, portando Ventura in zona Europa a suon di gol.
La sua fortuna l’aveva già trovata qui, nel nostro Paese e con una squadra di media fascia.
Ma come (quasi) sempre, nella testa di un atleta, il risultato raggiunto diventa punto di partenza per qualcosa di più.

 

“Sono ambizioso, voglio crescere ancora come calciatore, voglio giocare la Champions League”, aveva dichiarato pochi giorni fa Ciro dal ritiro della Naizonale di Prandelli.
Con quel suo accento napoletano genuino, che ti fa pensare “Perché le grandi squadre del nostro campionato non puntano su di lui?”
Una domanda lecita, per chi, in realtà, di proprietà di una grande squadra lo sarebbe già.
Immobile è un prodotto della Juve, acquistato dai bianconeri nel 2008 a soli 18 anni, con cui ha fatto tutta la trafila giovanile prima della definitiva esplosione zemaniana a Pescara.
Ma ora, la squadra di Agnelli e Conte, che è sempre alla ricerca di punte sul mercato da qualche anno a questa parte, quasi lo snobba, vendendolo alla prima offerta importante.
Un’offerta alta, ma neanche tanto per quelli che sono gli standard in giro per il continente.
Il Borussia se lo porta a casa per una cifra intorno ai 20 milioni di euro, che Torino e Juventus dovranno dividersi data la comproprietà, e pagherà al ragazzo 2 milioni annui per le prossime quattro stagioni.
Cifre importanti, ma che in Italia si raggiungono ancora tranquillamente, almeno ai piani alti.

 

Per la terza volta consecutiva, dunque, il capocannoniere del campionato di massima serie in Italia, lascia il paese dopo averlo riempito di gol.
Era successo due anni fa, con Ibrahimovic che, insieme a Thiago Silva, si trasferiva al PSG per una cifra complessiva di 65 milioni di euro, dopo le 28 reti in campionato.
Stessa destinazione per Cavani, che però di gol con la maglia del Napoli ne ha segnati uno in più, 29, prima di salutare la serie A e raggiungere la Tour Eiffel in cambio di 64 milioni di euro.
Ora è il turno di Immobile, che non raggiunge gli sceicchi, ma una squadra che per sostituire Lewandovski, uno dei bomber più forti del continente, non ci pensa due volte a puntare tutto su un ragazzo con la faccia pulita appena arrivato nel calcio che conta.
Quella stessa faccia da cui una delle big italiane avrebbe potuto ripartire senza farsi ammaliare dalle sirene esterofile, e che invece farà la fortuna del made in Italy solo all’estero.

 

Di Gennaro Arpaia (gennarojenius9)