Karate Kid, Nigel De Jong

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de jong xabi

 

La rivista tedesca Bild, lo piazza in settima posizione.

De Jong, lo spacca caviglie olandese, per arroganza e prepotenza, meriterebbe il podio.

Chiede scusa, tutte le volte che stende l’avversario, ma non ammette la sua cattiveria non certo agonistica.

Ed è al limite dell’ipocrisia, il suo fare benevolo, mentre i giocatori escono dal campo a pezzi, nel senso letterale del termine.

E quando si ritorna sui vari episodi, non li trova poi così violenti.

Reale incomprensione dei suoi gesti folli o semplice memoria breve?

Eppure i sensi di colpa dovrebbero avere un posticino a lungo termine, anche solo per evitare che riaccadono episodi sgradevoli.

Nell’Ajax giocavo interno destro, cercavo sempre la profondità, volevo il pallone tra i piedi. Stevens ricordava di avermi visto nello Jong Ajax impiegato come mediano davanti alla difesa, e mi convinse che quello era il ruolo più adatto alle mie caratteristiche. Il problema è che in Olanda nessuno vuol fare il portatore d’acqua, tutti vogliono impostare il gioco.”

Mediano con ottima visione di gioco, lottatore nato e regista di professione ma violento, forse troppo. Quel troppo che non ha reso giustizia ad un futuro che poteva essere roseo e duraturo.

Ma si sa, gli errori si pagano e a volte a caro prezzo.

Troppo spesso a spese dell’avversario.

Ne sanno qualcosa i vari Holden, Ben Arfa, Xabi Alonso.

Colpevoli di aver superato la sua metà campo.

Marzo 2010, amichevole Olanda-Stati Uniti e Stuart Holden che in campo ci lascia il perone.

Di male in peggio per Hatem Ben Arfa, che esce in barella e tibia e perone fratturati.

Soltanto 4 cartellini rossi per il giustiziere, si perchè anche con i falli ci sapeva fare.

Avversari resi zombi e monchi e lui ne esce pulito.

Ma non basta questo per continuare a fare la storia di un club, serve altro e questo altro, l’ha smarrito del tutto, quando viene fatto fuori dalla Nazionale Olandese.

Il Ct Bert van Marwijk, lo esclude dalle convocazioni per il suo fare violento.

E’ l’unica soluzione possibile. Quel fallo selvaggio e inutile su Ben Arfa, va punito.”

Al quale si aggiunge quel famoso colpo di karate ai danni di Xabi Alonso durante la finale mondiale.

Mi sono reso conto della durezza dell’intervento in un secondo tempo, quando ho visto il replay. In quel momento non pensavo né al cartellino giallo né al rosso. Ho cercato la palla e invece ho commesso un fallo, nient’altro“.

Un polmone preso di mira come se fosse spongebob, un colpo da karate con un’elevazione da incorniciare, una precisione devastante nel mirare e colpire e lui ripete che non voleva essere violento

Nient’altro? Momentanea perdita della memoria e delle basi di uno sport di squadra.

Eppure, durante gli allenamenti, ricorda con precisione i suoi interventi e mette su delle vere e proprie parodie.

Simula gli accaduti e se la ride con i compagni.

Per qualcuno resta un campione, un uomo tutto d’un pezzo che non conosce ostacoli.

Per altri un lottatore che suda la maglia e combatte fino all’ultimo respiro.

Se avesse dosato la sua forza con la sua intraprendenza, avrebbe fatto molta più strada.

Un kamikaze in smoking, insomma.

Ci piacciono i cattivi, quelli che mordono e ringhiano ma non stroncano carriere.

… Stay Tuned! Perchè la lista si allunga

 

Di Anna Ciccarelli