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COLPI DI JENIUS – Wilde, Sarri e Rafa. Napoli guarda ancora al passato e rischia di perdere il futuro

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benitez

 

a cura di Gennaro Arpaia (Twitter: @gennarojenius9)

“L’unico fascino del passato è che è passato”. Quando Oscar Wilde si lasciò scappare questo aforisma forse ancora non conosceva i napoletani. Gente strana, pronta a tutto pur di rivangare ciò che è successo quando sa di poter avere ragione.
Come ieri, nell’anonimato di una serata spagnola in cui il passato azzurro c’entrava eccome. Il Clasico di Spagna, la gara tra Real Madrid e Barcellona, vedeva in scena non soltanto due squadre piene zeppe di campioni, ma sulla panchina dei padroni del Bernabeu anche quel Rafa Benitez che per due anni ha difeso pure i colori azzurri. Dopo i quattro gol a domicilio dei catalani, allora, le prime critiche non sono arrivate dalla capitale, ma da quella che è stata la sua ultima città prima del ritorno in patria.

RAFA, AMORE ED OSSESSIONE – É stato un grande amore quello tra Rafa e il Napoli, e come ogni grande amore, una volta finito, non può che finire male. Due anni altalenanti, fatti prima di grande passione e poi di una fiammella che va spegnendosi, con il tecnico di Madrid che già pensa ad un’altra donna e ha la colpa di non dirlo subito. Nessun pazzo avrebbe potuto rifiutare la panchina del Real, ma nelle relazioni sono la sincerità e il rispetto a venire prima anche dell’amore stesso. Ecco perché Napoli gli ha voltato la faccia: più dell’eliminazione ai preliminari, più della sconfitta all’ultima gara contro la Lazio che è costata una Champions, i napoletani attaccano Benitez per il modo in cui li ha prima ‘illusi’ e poi delusi. Proprio come in una storia d’amore. E adesso ne seguono le gesta anche oltralpe, scordandosi di lui nelle vittorie ed evidenziandone i passaggi a vuoto come quello di ieri. Accostando, spesso stupidamente, le due esperienze e dando un valore troppo alto ad un passato che è ormai passato e che i suoi momenti di gloria – i più alti dell’ultimo trentennio azzurro – li ha vissuti proprio con l’uomo che viene da Madrid.

BERNABEU E BENTEGODI – Concentrarsi sul Clasico, poi, significa perdere la cognizione di ciò che si è e ciò che si fa. Verona dovrebbe essere il pensiero principale e in effetti lo è, soprattutto per chi come Sarri non vede l’ora di tornare in campo dopo un sosta che al Napoli ha fatto solo male, per capire a che punto è la sua squadra.
Senza Mertens e Gabbiadini infortunati in nazionale, senza Koulibaly fermato dal Giudice sportivo, Sarri sa che quella di oggi a Verona sarà una gara che nasconde mille insidie. “L’orario non è dei più comodi, non siamo al completo e qualcuno di noi dovrebbe allenarsi meglio invece di giocare solo partite”, le parole del tecnico nella conferenza di presentazione.
Gli azzurri che volevano risparmiare il Pipita devono mandarlo in campo a mezzo servizio, con due gare internazionali e un viaggio intercontinentale sul groppone.
Mandorlini, intanto, sogna lo sgambetto e la prima vittoria di quest’anno contro una big come il Napoli, da sempre acerrimo avversario. “Conosciamo la rivalità, ecco perché dobbiamo vincere anche per far felici i tifosi azzurri”. Sarri avrà anche visto il Clasico, magari sorridendo sornione, ma sa bene che il suo Bernabeu almeno per un giorno si chiamerà Bentegodi.