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LA CHIAVE TATTICA – Sarri e Di Francesco, due modi diversi di intendere il 4-3-3

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La chiave tattica (Grafica di Giorgio Bruno)

 

Roma contro Napoli, finalmente si torna in campo. Ma Roma-Napoli sarà anche Di Francesco-Sarri. Più che scontro tra moduli e uomini, quello tra i due allenatori sarà uno scontro tra filosofie di gioco. Se pensiamo ai numeri, quelli sono gli stessi: 4-3-3 per entrambe le squadre. Il romanista ne ha fatto un marchio di fabbrica, implementando le sue conoscenze a tutto quello aveva imparato nell’epoca in cui il suo allenatore ai tempi della Roma era Zeman. Sarri nelle interviste si schermisce, ma ormai si è preso il Napoli e ce l’ha in pugno. Prima però ha dovuto attraversare una fase di evoluzione molto complicata, con un passaggio al 4-3-3 meno naturale rispetto a quello del collega. Diciamo che un po’ se l’è trovato, ha capito che sarebbe stato quello che avrebbe esaltato le qualità dei suoi giocatori, senza dover necessariamente forzare le cose con il 4-3-1-2 che tanto gli aveva dato ad Empoli. Ma entriamo nel dettaglio e vediamo come gioca la squadra capitolina, in un confronto a 360 gradi col gioco azzurro.

Roma-Napoli, come gioca Di Francesco: difesa alta e verticalizzazioni

Arrivato da pochi mesi nella squadra che l’ha reso grande da calciatore, Eusebio Di Francesco ha saputo prendersi la Roma praticamente subito, con una fase di incubazione davvero ridotta. Così come Sarri, il tecnico pescarese ha imposto alla sua squadra un baricentro difensivo molto alto, che permette ai terzini di coprire anche meno campo per eventuali sovrapposizioni offensive in fase di possesso. Il Napoli inizia l’azione con un gran numero di passaggi, l’azione della Roma invece ha un gioco molto più verticale. Dopo una breve circolazione della palla sulla linea difensiva, il centrocampista centrale (De Rossi o Gonalons) lancia di prima nello spazio alle spalle dei difensori centrali avversari per una delle punte esterne che taglia verso il centro. L’altro movimento offensivo romanista è sicuramente quello che si sviluppa con le mezzali. Spesso una di queste si allarga, aspetta la sovrapposizione del terzino e grazie ad un 2vs1 permette all’attaccante esterno di riempire l’area insieme agli altri due attaccanti e l’altra mezzala. Altra situazione in cui la Roma è pericolosa è certamente quella che riguarda i calci piazzati. Oltre ad avere un tiratore di notevole qualità come Kolarov, i giallorossi dispongono di una batteria di giganti decisamente pericolosa: Dzeko, Fazio, De Rossi, Manolas. Sarà fondamentale infatti per gli azzurri difendere bene in queste situazioni.

Roma-Napoli, come gioca Sarri: possesso palla e triangolazioni

Il Napoli, non c’è neanche bisogno di dirlo, farà il solito gioco di triangolazioni e giro palla a due tocchi. La bravura degli azzurri però dovrà concretizzarsi nella velocità delle giocate. Gli avversari saranno temibili solo se l’intensità non sarà spinta al massimo. Nel caso di ritmi bassi sarà difficile, anche perché la Roma farà grande densità al centro in fase di non possesso, con De Rossi che si aggiungerà ai centrali nel chiudere gli spazi a Mertens e compagni. Fondamentali saranno gli 1vs1. La chiave della partita potrebbe essere a sinistra, con Insigne e colleghi che dovranno affrontare Bruno Peres, esterno a tutta fascia famoso per non essere esattamente un difensore modello. Stesso discorso per Callejon, anche se Kolarov sembra decisamente più solido del brasiliano. Da capire chi giocherà come interno nella Roma per analizzare i duelli a centrocampo: uno potrebbe essere Allan-Naingolaan, un vero e proprio scontro di muscoli e grinta, l’altro invece potrebbe essere Pellegrini/Florenzi-Hamsik. I diversi infortuni in casa romanista sono le vere incognite per Sarri, che avrebbe preferito preparare questa gara con qualche certezza in più. Di sicuro avrà in possesso la certezza più grande, quella del suo gioco, che vuole affermarsi stabilmente al livello raggiunto quest’anno: quello della concretezza.

a cura di Claudio Pomarico