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Insigne: “Giocare a Napoli è fantastico, ma non mi monto la testa. Ora voglio conquistare Prandelli”

 

 

Il talento ha lo stesso fascino di un numero primo. Unico, irripetibile e avvolto da un’inspiegabile imprevedibilità. C’è. E basta. Quello di Lorenzo Insigne, il nuovo funambolo del Napoli, è spuntato all’improvviso. Un ramoscello di 163 centimetri resistente all’onda d’urto di chi l’aveva bocciato per la statura. Piccolo, invece, è bello. Al San Paolo se ne intendono: Sivori, Maradona, Zola. Ora tocca a lui, 21enne figlio di Frattamaggiore, periferia nord di Napoli. Rispolvera l’orgoglio da numero primo del calcio e rifiuta qualsiasi paragone. Un concentrato di classe bagnato dall’umiltà. Lo sguardo da scugnizzo diffida dal fuoco fatuo delle illusioni.

A Napoli si parla solo di lei. Foggia, Pescara e il grande salto. «L’affetto dei tifosi è fantastico, ma non mi monto la testa».

Secondo Pandev, lei ricorda Messi. «Lo ringrazio, ma ha esagerato. Lasciamo stare questi accostamenti. Leo è un fuoriclasse. Ma il più grande di tutti resta Maradona: non l’ho mai ammirato dal vivo, mi sono dovuto accontentare dei racconti e di qualche filmato».

A Palermo, lei e Cavani dal 1’: non era mai successo in estate. «Sarebbe un onore. Decide Mazzarri».

Che rapporto ha con il suo allenatore? «Ottimo. I suoi consigli sono preziosi».

Altri, invece, non l’hanno fatto. «Sono stato scartato dall’Inter e dal Torino perché ero troppo basso. Mi ero quasi stancato».

Poi cosa è successo? «Ringrazio Giuseppe Santoro: mi ha portato nel Napoli».

È stato pagato 1500 euro e da allora non si è più fermato. «È stata dura, nessuno mi ha regalato niente. Ho cominciato nello spiazzo di fronte casa a Frattamaggiore. Partite infinite, il pallone lo portavo io. Quanti ne ho persi, mio padre doveva ricomprarlo. Il resto, però, dovevo guadagnarmelo

Come: «Ho lasciato la scuola dopo la terza media, già ero nel Napoli, i miei genitori non volevano che la mattina rimanessi a casa. Allora mi alzavo alle 6 e aiutavo mio cugino al mercato».

Quanto è importante la sua famiglia? «Alcuni ragazzi della mia zona hanno preso una brutta strada. Io no. Il merito è dei miei genitori. Mio fratello Roberto mi ha seguito: gioca nella Primavera del Napoli, dicono sia più forte di me (ieri due gol contro la Roma, ndr). Ci hanno insegnato il piacere di fare un sacrificio».

Ne ha fatti tanti con Zeman? «Quando sono arrivato a Foggia, ero scettico. Pensavo non mi facesse giocare, poi è scoccata la scintilla. Mi ha aiutato molto».

De Laurentiis le ha già regalato un contratto fino al 2017. «Spero di essere all’altezza. Da tifoso, mi piacerebbe diventare un giorno la bandiera del Napoli».

È il campionato dei giovani. Chi le piace? «A parte il mio amico Immobile, dico Mattia Destro. È già in nazionale, vorrei guadagnarmi anch’io la stima di Prandelli».

Il ct stasera è a Palermo. Un ritratto di Insigne fuori dal campo? «In famiglia e con la mia fidanzata. Ogni tanto al cinema».

Nessun vezzo? «I tatuaggi. Ne ho 12 o 13, ma adesso mi fermo. Non c’è più spazio ».

Il gol più bello? «In Pescara-Torino. Adesso non pensano più che sono basso. Ho festeggiato tanto».

E la prossima esultanza come sarà? «Non ci voglio pensare. Devo prima riuscire a segnare».


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