Marchisio: “Iniziare la stagione con un trofeo è esaltante. Il Napoli ci ha sempre messo in difficoltà”

 

 

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Assieme a Buffon e Chiellini , Claudio Marchisio è uno dei tre che, in teoria, potrebbe raggiungere Alessandro Del Piero in cima alle presenze bianconere. Un Everest di 532 partite che potrebbe scalare giocandone 45/50 all’anno e ritirandosi all’età di Alex (37 anni). Ma non è una questione di numeri, più o meno probabili, il fatto che Marchisio rappresenti più di ogni altro la Juventus e la juventinità. Scorri la sua storia ed è come leggere la storia recente del club, la sua vita e quella della squadra hanno percorso lo stesso binario, sono andate giù insieme e insieme risorte fino alla consacrazione, di Claudio, e al trionfo, della Juventus. Sicuramente è una questione di dna, perché Marchisio incarna lo spirito juventino come i più grandi della storia. Il suo profilo basso e serissimo fuori dal campo e l’indomita determinazione in campo racchiudono in modo perfetto quello che un tifoso bianconero si aspetta da un giocatore. Ed è esattamente con questo spirito che Marchisio inizia la sua sesta stagione da juventino professionista (se si contano le giovanili, iniziate a sette anni, sarebbe la diciannovesima!). Con la fame di successi di chi sa che “vincere è l’unica cosa che conta“, senza doverlo leggere sul bavero della maglietta.

TROFEO – “Si inizia la stagione con una finale. Non potevamo chiedere di meglio. Trovare un trofeo in palio alla prima gara ufficiale è esaltante. Lo porterà a casa chi avrà più fame e più ritmo. Noi ci sentiamo bene, sappiamo di essere forti, forse anche più forti dell’anno scorso e vogliamo dimostrarlo, perché alla fine conta solo quello che dice il campo“.

PREMIER E LIGA – “Il Napoli è un brutto cliente, ci ha sempre messo in difficoltà. E’ una grande squadra e sicuramente una delle pretendenti allo scudetto, assieme a Milan, Inter, Udinese e Roma. Oltre a noi, ovviamente. Sarà un campionato all’altezza di Premier e Liga, che godono di maggiore successo ma, a mio parere, non sono più divertenti e appassionanti della Serie A. L’Europeo ha dimostrato che gli italiani non sono da buttare, no?“.

AFFETTO – “La Cina mi ha colpito per l’affetto. Sì, ho detto che avrei preferito giocare in Italia, davanti ai nostri tifosi, ma visto che ce ne sono così tanti anche qua… accontentiamo pure loro!“.

 

Fonte: TuttoSport