AMARCORD MERCATO – Antonio Careca: un giocoliere brasiliano alla corte di Napoli

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Antonio Careca (@Getty Images)
Antonio Careca (@Getty Images)

 

Scendere in campo con 40° di febbre in una finale di Coppa Uefa e riuscire ad essere anche determinanti non è da tutti, ma è solo uno dei tanti aneddoti legati all’immenso Antônio de Oliveira Filho, a tutti noto come Careca. Il soprannome pare gli sia stato attribuito in riferimento ad un celebre clown che ispirò la zia e la madre del campione nella scelta del nomignolo. Tra i centravanti brasiliani più forti di ogni tempo, è sicuramente nella top ten dei migliori acquisti nella storia della SSC Napoli.

 

Cresciuto calcisticamente nel Guaranì, club con sede a Campinas (Brasile), esordisce nella massima serie nazionale nel 1977, contribuendo alla conquista del titolo con 13 reti in 28 partite. Il primo grande “salto” per Careca arriva nel 1983, quando passa al San Paolo, ancora oggi una delle squadre più rappresentative del Brasile. Con i paulisti timbra il cartellino 17 volte in 20 partite, costruendosi un bigliettino da visita di tutto rispetto. In cinque stagioni mette a segno 54 gol in appena 67 presenze, una media pazzesca che attira le attenzioni del Napoli, alla ricerca di un attaccante di alto livello da affiancare a Maradona e Giordano.

 

Nell’estate dell’87 arriva in azzurro per quattro miliardi di lire, cifra monstre per l’epoca ed ennesimo colpo milionario dell’allora presidente Corrado Ferlaino. Insieme a Maradona e Giordano forma la temibile (Ma.Gi.Ca.). In sei anni vince un campionato, una Coppa Uefa (all’epoca molto più simile alla Champions League di oggi che all’Europa League) e una Supercoppa italiana. Poco, forse, per uno con le sue qualità. Questo però rende chiara l’idea di quanto sia complicato vincere in questa piazza, nonostante i fior fior di campioni che si sono alternati nel corso del tempo. Negli occhi dei tifosi azzurri sono però ancora vivide le sue giocate, in particolare il suo tiro d’esterno con il quale spesso spiazzava i portieri avversari.

 

di Vincenzo Matino (Twitter: @vincenzomatino)