Sarri, l’errore Juventus e il rimpianto chiamato Napoli

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Maurizio Sarri ammette l’errore di aver accettato la Juventus e parla del rimpianto per lo scudetto sfumato col Napoli nel 2018.

Alla fine l’ha ammesso anche lui. Maurizio Sarri, durante la lunghissima intervista rilasciata a Sportitalia, ha riconosciuto come sedersi sulla panchina della Juventus sia stato un errore anche dal punto di vista professionale. Il tutto nonostante lo scudetto conquistato alla guida dei bianconeri nel 2020.

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Sarri e l’errore di andare alla Juventus

“Oggi dico che è stato un errore clamoroso voler tornare a tutti i costi in Italia”, le parole del tecnico che nella prossima stagione guiderà la Lazio. Sarri è infatti convinto che al Chelsea avrebbe potuto togliersi ancora della soddisfazioni, magari alzando al cielo quella Champions League conquistata dai Blues qualche mese più tardi con Tuchel in panchina: “Il Chelsea è una grandissima società, negli anni dopo ha preso tanti giovani adatti a me. Ho vissuto un anno particolare, nel quale Abramovich non poteva entrare in Inghilterra e avevamo un proprietario non presente sul territorio. Una situazione abbastanza difficile, tutto in mano a Marina e aveva mille problemi da risolvere, l’aspetto calcistico era in mano a noi dello staff, non avendo il potere economico a disposizione. Poi sono arrivati Werner, Havertz, Mount, Ziyech: tutti adatti a me e al mio modo di giocare”.

“Cristiano Ronaldo ha degli interessi personali”

Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo a testa bassa (Getty Imaages)

Alla Juventus invece le cose non sono andate per il verso giusto fin dall’inizio: “Lo Scudetto con la Juve è stato dato per scontato all’esterno e purtroppo anche all’interno della stessa Juventus. Non lo abbiamo neanche festeggiato, ognuno è andato a cena per conto suo. Forse l’anno giusto per andare alla Juve era questo, visto che hanno festeggiato per il quarto posto”. L’esonero, insomma, non è stato certo un fulmine a ciel sereno, anzi: A metà ottobre ho fatto una riunione con lo staff, chiedendo di fare una scelta. Andiamo dritto per la nostra strada e andiamo a casa tra 20-30 giorni o scendiamo a qualche compromesso, vinciamo il campionato sapendo che andiamo a casa lo stesso? Abbiamo scelto la seconda”. Tra i problemi principali a Torino c’è stata sicuramente la gestione di Cristiano Ronaldo, definito da Sarri “una multinazionale che ha degli interessi personali da abbinare a quelli della squadra. Sinceramente io mi ritengo più bravo a fare l’allenatore e non il gestore, è una cosa che non mi piace, mi annoia e mi diverto di più in campo”. Ecco perché Sarri non avrebbe posto il suo veto alla cessione di CR7: “Secondo me meglio rinunciare a un giocatore che 5-6 con lo stesso risparmio”.

Il rimpianto di Sarri per il Napoli

Infine eccoci al capitalo Napoli, ovvero il posto dove Sarri ha ammesso di essersi divertito di più in assoluto sfiorando anche uno Scudetto nel 2018 prima del crollo di Firenze: “Tutti quelli che fanno sport sanno a cosa mi riferivo. Poi ci si può costruire sopra qualsiasi sfottò, la realtà è che la squadra ha visto uno spiraglio aperto. Chi ha vissuto quella notte sa a cosa mi riferivo, quando sono salito in camera ho visto giocatori piangere per le scale: c’è stato un contraccolpo feroce, come se fosse finito un sogno dopo quegli episodi discutibili”. Chiaro il riferimento a quanto successo durante Inter-Juventus la sera prima. Lo stesso Sarri ha confermato che sarebbe potuto tornare al Napoli ma la società alla fine ha preferito fare altre scelte: “Se sarei stato disponibile per luglio con il Napoli? Sì. A gennaio la società ha sondato la mia disponibilità”.