Conte al Napoli, pro e contro di un “nemico” in azzurro

Conte Napoli, l'indiscrezione di mercato
Antonio Conte ©Getty Images

Nonostante un’altra stagione ad alti livelli, anche quest’anno il Napoli ed il suo tecnico Maurizio Sarri potrebbero finire a mani vuote. Come riportato ieri sulle frequenze di ‘Radio Kiss Kiss Napoli’, questo fatto potrebbe portare l’allenatore a dire addio i colori azzurri per abbracciare quelli blues del Chelsea e allo stesso tempo spingere De Laurentiis a scegliere Antonio Conte per il dopo-Sarri. Questa indiscrezione naturalmente ha causato accese discussioni tra tifosi partenopei che sosterrebbero una simile decisione e coloro che invece storcono il naso all’ipotesi di vedere l’ex tecnico della Juventus sulla panchina azzurra. Indubbiamente infatti uno scenario del genere porterebbe con sé tutta una serie di pro e di contro. Aspetti positivi sicuramente non mancherebbero. Conte è considerato a ragion veduta un allenatore meticoloso, un maestro della tattica e un grande motivatore. A dimostrarlo è la sua storia, sempre ad alti livelli. Subito la promozione in Serie A con il Bari ma soprattutto il tecnico in grado di riportare la Juve al titolo di Campione d’Italia dopo una stagione conclusa al settimo posto aprendo la strada ad un ciclo di successo di cui ancora oggi sta raccogliendo i frutti Massimiliano Allegri.

Mentalità vincente portata anche nella Nazionale italiana. Il commissario tecnico salentino, presunto obiettivo del calciomercato Napoli fa raggiungere e disputare ad un’Italia senza grandi qualità tecniche una splendida fase finale degli Europei 2016 fermando la propria corsa ai quarti di finale perdendo solo ai calci di rigore contro la Germania campione del mondo in carica. Passato dall’esperienza azzurra a quella alla guida dei Blues, Conte raccoglie un Chelsea disastrato e reduce da un campionato concluso al decimo posto in Premier League. Il risultato è oltre le più rosee aspettative: subito vittoria del campionato inglese. Non altrettanto fortunata questa stagione, non arriverà nemmeno la qualificazione in Champions League ma forse un trofeo sì. Il 19 maggio infatti disputerà la finale di FA Cup contro il Manchester United dell’odiato José Mourinho. Difficile però che un’eventuale vittoria possa far cambiare idea al patron Roman Abramovich che pare intenzionato a cambiare guida tecnica al club londinese. Ed è da qui che probabilmente nasce la voce su Conte al Napoli.

Conte-Napoli: perché sì e perché no

Conte al Napoli
Antonio Conte ©Getty Images

Oltre a diversi “pro”, in realtà, l’approdo di Conte al Napoli avrebbe anche dei lati negativi non da poco. L’allenatore pugliese è considerato ancora oggi un simbolo dei rivali numero uno della società partenopea. Ha militato infatti a lungo nella Juventus ed è stato inoltre l’artefice della loro rinascita post-Calciopoli. Ai tempi della Nazionale poi questa era chiamata ItalJuve e gli stessi bianconeri utilizzavano spesso questo hashtag sul proprio account. La ragione è presto detta: l’Italia allora era diretta emanazione di quella squadra, visto che gran parte delle convocazioni facevano parte del club piemontese e molto pochi giocatori provenivano dal Napoli. Altro aspetto da tenere in considerazione è quello legato al suo carattere. Sono stati e lo sono tutt’ora gli scontri con cronisti e giornalisti sia in Italia ed in Inghilterra. Insomma, il rischio di avere la stampa contro ancor più di oggi è piuttosto alto. Il passato bianconero fa poi emergere polemiche di Conte nei confronti del Napoli (tra le altre ricordiamo di quando il Conte tecnico della Juventus attaccava il club azzurro per le spese notevolmente più elevate nonostante il fatturato decisamente inferiore rispetto a quello dei bianconeri). Infine merita un commento anche l’aspetto tecnico che porterebbe l’allenatore del Chelsea al Napoli. Con Benitez e Sarri infatti si è messo in archivio un modulo considerato poco adatto ad esaltare le caratteristiche dei singoli: il 3-5-2. Con Conte si tornerebbe alla tattica adottata in passato da Reja e Mazzarri. Un modulo che porterebbe dunque a ripensare anche le strategie di mercato e magari ad una rivoluzione forse poco necessaria, dati i risultati e la crescita nel gioco portati in questi ultimi anni. Chissà se De Laurentiis e Giuntoli sarebbero d’accordo.