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Ancelotti ha ragione: bisogna debellare l’inciviltà dal calcio italiano

Carlo Ancelotti © Getty Images
Carlo Ancelotti © Getty Images

Carlo Ancelotti insiste e fa bene: “Solo nel calcio italiano c’è tutta questa maleducazione, servono segnali forti come lo stop ai campionati”.

Non parla mai a caso Carlo Ancelotti. Da Coverciano, dove è stato invitato assieme agli altri allenatore di Serie A per partecipare all’annuale evento in cui viene assegnata la Panchina d’Oro, l’allenatore del Napoli ha avuto modo di esprimere ancora una volta una sacrosanta opinione in merito al tunnel apparentemente senza uscita (uno dei tanti) in cui è finito il calcio italiano. “C’è troppa maleducazione negli stadi italiani, e solo nel nostro paese vige la ‘cultura dell’insulto’. Ovunque all’estero non è così e c’è invece rispetto per l’avversario”, afferma il plurivincente tecnico emiliano. Che un mese e mezzo fa si ritrovò suo malgrado ad essere bersagliato dall’inciviltà ormai arcinota dei tifosi della Juventus, per via di due annate culminate con altrettanti secondi posti tra il 1999 ed il 2001.

Ancelotti: “Fermiamo il calcio”

Ancelotti pone ancora una volta l’accento sulle triste abitudini domenicali che è possibile notare senza alcuna difficoltà in qualsiasi impianto italiano, tra cori razzisti, insulti personali agli avversari ed anche episodi di violenza che avvengono sia dentro che fuori dagli stadi. “Ed allora fermiamo i campionati, non facciamo più rotolare il pallone”, provone l’allenatore del Napoli. “Se lo si fa quando piove allora lo si può fare anche quando si esagera con la violenza verbale di chi non ha educazione. C’è questo vantaggio, perciò sfruttiamolo”. Ancelotti continua: “È una cosa che si può fare e penso che lo faremo”. Don Carlo non manca mai di fare i dovuti paragoni con gli altri paesi esteri nei quali ha allenato e vinto. “In Inghilterra ed in Spagna è impossibile essere offesi così. Lì c’è un’altra mentalità”.

Manca educazione, un problema che nasce in famiglia ed a scuola

L’emiliano denuncia una mancanza di valori profonda, che evidentemente parte da casa con lacune evidenti nella famiglia e prosegue per le istituzioni formative di quando si è bambini e per quelle politiche per quando si diventa adulti, che non sanno valorizzare la persona e creare un senso di responsabilità. È bello che il calcio sia campanilismo, un aspetto che è caratterizzante dell’Italia. Ma sarebbe ancora più bello se tutto questo restasse confinato all’ambito sportivo, senza alcun odio di sorta. Una cosa che a quanto pare risulta impossibile. Ed alla richiesta di Ancelotti di fermare le partite, si registra la voce contraria della FIGC.


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