Home Ultime Notizie Calcio Napoli - Live News De Guzman attacca il Napoli: “Io cacciato e preso a pugni”

De Guzman attacca il Napoli: “Io cacciato e preso a pugni”

De Guzman attacca Napoli
Jonathan De Guzman ©Getty Images

De Guzman attacca Napoli – Il calciatore, ex del club azzurro, ha raccontato alcuni episodi scioccanti sul suo trascorso partenopeo.

Jonathan De Guzman legò la sua esperienza al Napoli nel 2013, quando sulla panchina azzurra c’era, come allenatore, Rafa Benitez. La sua avventura in azzurro non decollò mai, e dopo una sola annata e mezza fu ceduto, a titolo temporaneo, al Carpi neopromosso in Serie A. Sulla soglia dei trent’anni di lui non si ebbero più notizie dopo qualche breve apparizione in amichevole al primo anno di Sarri. Oggi, dopo quasi 3 anni dal suo addio, il centrocampista dell’Eintracht Francoforte ha parlato al portale olandese Volkskrant facendo una confessione scioccante sul suo passato napoletano: “A marzo ho avuto i primi dolori allo stomaco. Sono stato messo a dieta, meno carboidrati, mi sono riposato. Il dolore continuava a tornare. Scansioni e test di risonanza magnetica non davano risultati. Benitez ha detto: vai da un altro dottore. Ma quello non era permesso dal club, De Nicola aveva il potere”.

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De Guzman attacca Napoli: “Pensavano fingessi”

Passata l’estate ci fu un cambio di panchina e di dirigenza in casa Napoli: Sarri e Giuntoli presero il posto, rispettivamente, di Benitez e Bigon. Il dottore De Nicola aveva dichiarato De Guzman in forma, scrive il portale olandese. Il calciatore invece ha confessato: “Ero malato. Sono un giocatore con grande dinamismo. Ma se invece di più di 10 chilometri puoi camminare solo 6 chilometri, allora un allenatore non ti vuole. Al Napoli non credevano che avessi avuto problemi. Pensavano che l’avessi inventato. Mi è stato detto così spesso che ho iniziato a dubitare dei segnali del mio stesso corpo”. Poi ancora il quotidiano olandese racconta di quando l’atleta venne convocato da Giuntoli in un albergo di Milano nell’ultima settimana del mercato. Qui un’altro retroscena agghiacciante: “Ho detto che dovevo allenarmi il giorno successivo. ‘Tu rimani qui a Milano, devi andartene, via, via’ disse Giuntoli. Ho pensato: ‘Non può parlarmi in questo modo'”. Il quotidiano racconta ancora di come De Guzman fu convocato nella camera del ds per parlare con Advocaat, manger del Sunderland. “Ho detto ad Advocaat che volevo prima tornare in forma e lui l’ha rispettato, allora gli ho chiesto: puoi parlare con Giuntoli? E’ un po’ aggressivo. Adovocaat disse sì ma Giuntoli parla a malapena inglese, quindi non ha funzionato”.

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De Guzman attacca Napoli: minacce e rissa

Successivamente – prosegue il racconto del de Volkskrant – il Bournemouth si avvicinò al calciatore. De Guzman non voleva parlarci. “Per prima cosa volevo essere in forma. Giuntoli era davvero arrabbiato. Il suo assistente ha detto: ‘Ascolta se non firmi, si arrabbia davvero. Se non firmi sei morto a Napoli, non giocherai più”. Il giorno dopo l’ex Swansea è si reca in Olanda per parlare con i suoi agenti per firmare per qualche altra squadra e risolvere i problemi fisici. A mercato chiuso accade l’impensable: “Ero nello spogliatoio – racconta Jonathan De Guzman – e Giuntoli ha detto: ‘Hey pezzo di merda, pezzo di merda, vieni qui’. Siamo andati nella sala dei giocatori. Giuntoli disse: ‘Tu te ne andrai, l’hai promesso’. Dissi: ‘Non ho promesso niente’. Improvvisamente mi ha dato un pugno in faccia e a quel punto sono impazzito. Abbiamo iniziato a litigare furiosamente, volavano sedie. C’era il mio compagno di squadra Zuniga che cercava di separarci. Mi diceva ‘dai, prendi le tue cose e vai a casa’” racconta De Guzman. Dopo la rissa il calciatore avrebbe chiamato Aurelio De Laurentiis senza ricevere risposte. Fu messo fuori rosa: “Per 4 mesi ho lavorato da solo. Nessuno dei compagni mi ha aiutato. Da un lato li capisco. Se mi avessero aiutato il club gli avrebbe detto: che stai facendo con quell’ospite?. ‘Mi sarebbe piaciuto allenarmi da solo. Ma dove? Tutti mi conoscevano a Napoli, quindi sarebbe diventato un caso”.

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