Raiola, che furia dopo la squalifica: “Colpito perché voglio cambiare il calcio italiano”

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Mino Raiola ©Getty Images

Mino Raiola non ha dubbi: la squalifica che gli è stata affibbiata dalla Commissione Procuratori a suo dire è una punizione per aver criticato la FIGC

Mino Raiola, procuratore di Lorenzo Insigne, è stato sanzionato con una squalifica di 3 mesi valida per il calciomercato italiano. Il provvedimento è stato preso dalla Commissione Procuratori Sportivi della FIGC ed è giunta in merito ad una vicenda che riguardava un passato trasferimento dell’attaccante Gianluca Scamacca, al momento in foze al Sassuolo. Il classe 1999, attualmente nazionale Under 21, lasciò la Roma, in cui aveva militato fino a quel momento nel settore giovanile, per accasarsi agli olandesi del PSV Eindhoven. Ma con modalità che fecero discutere, essendo allora la punta italiana ancora minorenne. Ora Raiola, che in queste settimane sta facendo parlare molto di se in casa Napoli per la trattativa che potrebbe portare Lozano in azzurro proprio dal PSV, annuncia battaglia. “Questa sospensione in Italia non deve essere vista come una sorpresa. Sono convinto che si tratti tutta di una manovra di palazzo, senza considerare quale siano la realtà. Per me è un attacco del tutto personale, perché ho osato criticare la FIGC per le condizioni in cui il calcio italiano versa ed anche per gli episodi di razzismo che si sono verificati negli ultimi mesi (tra i quali anche quello famosi di Koulibaly nella trasferta di fine dicembre del Napoli in casa dell’Inter)”.

Mino Raiola: “Punito perché voglio migliorare il sistema”

Raiola continua: “Credo che questo possa aver avuto un peso sulla decisione perché mi hanno coinvolto in una storia inventata ad arte con la quale non ho nulla a che fare”. Con lui ha ricevuto una squalifica di due mesi anche suo cugino Vincenzo, principale collaboratore nell’attività di managing sportivo. Il noto procuratore aggiunge: “Il diritto e la giustizia dovrebbero sempre avere la meglio in quello che dovrebbe essere un ordinamento civile. Questo fa si che io sia comunque fiducioso affinché tutto verrà chiarito. Chiederò giustizia per me stesso ma non solo: tutelerò anche la mia libertà di pensiero e di parola. E lo farò in ogni sede e gradi di giudizio possibili, perché intendo fare qualcosa per il calcio italiano e voglio combattere allo scopo di migliorare questo sistema”.