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Perché il Napoli aveva bisogno di uno come Fernando Llorente

Il Napoli ed Ancelotti avevano bisogno di uno come Fernando Llorente, ed il motivo è davvero molto semplice

Fernando Llorente (Getty Images)
Fernando Llorente (Getty Images)

No, non è soltanto bello: 34 anni, una stazza di 193 centimetri, 558 presenze e 173 reti in carriera, tra Liga, Serie A e Premier League. Siamo costretti a dare i numeri per restituire la caratura e il peso specifico di un centro-boa come Fernando Llorente. E senza girarci troppo intorno, lo spagnolo era esattamente quello che serviva al Napoli. Già in una partita come quella contro la Juventus.

Il motivo è semplice e può tradursi con tre parole: giocare di sponda. Il basco è un vero e proprio maestro nell’agire da boa, attirando su di sé il difensore in marcatura e calamitando i lanci lunghi della difesa. E sarebbe stato l’ideale nella gara contro i bianconeri. A Torino, il Napoli aveva grossissime difficoltà nell’aggirare il pressing alto della Juventus. E un marcantonio sul quale lanciare lungo, per superare in pochi tocchi la prima pressione bianconera, avrebbe fatto comodo.

Napoli, Llorente è l’ideale dentro e fuori dal campo: Milik ringrazia

D’altronde, l’essere fulcro del gioco tipico del basco, ha risollevato le sorti del Tottenham nella doppia sfida contro l’Ajax, durante l’ultima Champions League. La pressione alta dei lancieri fu puntualmente aggirata con dei passaggi diretti su Fernando Llorente, bravo nel prendere di mira Blind anziché De Ligt, avvantaggiandosi dei propri centimetri per aiutare la squadra in manovra.

Ed è questo il valore che Ancelotti potrà maggiormente sfruttare nel suo calcio. Più dei suoi gol. Chi si aspetterà dallo spagnolo una stagione da oltre 10 reti, resterà certamente deluso. Nei suoi ultimi due anni al TottenhamLlorente ha messo a referto 13 marcature (soltanto 2 in campionato), risultando più che altro utile nel suo gioco di sponda ed un valido vice-Kane in coppa.

Gli azzurri, però, ritrovano un attaccante forte e statico (nel senso positivo del termine), capace di fungere da calamita per i palloni alti. Un uomo da buttare nella mischia anche nei minuti finali, in coppia con un altro corazziere come Arek Milik. E anche quest’ultimo, ringrazia: meglio per lui che il Napoli abbia preso uno come il basco, anziché un altro come Icardi. Milik trova in reparto un comprimario, non un affamato rivale, qualcuno già abituato a vivere la stagione come puro rincalzo di lusso, senza dover sgomitare anche in partitella per il proprio posto da titolare. E ora, il polacco è chiamato a brillare, vista la fiducia che Ancelotti ed il Napoli hanno riposto in lui.