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Bisogna avere il diritto ed il dovere di poter criticare Ancelotti

La figura di Ancelotti continua a rappresentare un argomento di discussione difficile da affrontare, ma è giusto poter criticare l’emiliano

Carlo Ancelotti GettyImages

I presupposti per una fine molto, molto anticipata del campionato ci sono tutti. Possiamo raccontarci tutte le frottole che vogliamo, ma la verità è che Juventus Inter sono lontane già qualche punto e quando frenano, vedono frenare anche quelle dietro. Il Napoli sembra essersi smarrito nel calcio liquido di Carlo Ancelotti, con i proclama dell’estate ormai stridenti ricordi di un’estate felice e priva di dubbi. Gli azzurri sarebbero dovuti essere l’unica big che ripartiva con lo stessa guida tecnica, un piccolo grande vantaggio in un campionato mai come quest’anno equilibrato e aperto a qualunque tipo di sorpresa. E invece, dopo un inizio settembre di vane speranze, il Napoli si è sciolto e disperso tra i mille cambi del tecnico emiliano. Un momento negativo amplificato dall’accanimento della sfortuna, tra legni colpiti, occasioni sprecate e infortuni di ogni donde. Un momento nel quale, nonostante tutto, sembra quasi vietato criticare Ancelotti, un anatema bannato qualunque salotto mediatico. Perché mai?

Bisogna avere il diritto ed il dovere di poter criticare Ancelotti

E invece no, basta. Bisogna avere il diritto e il dovere di poter criticare il simpatico bonaccione Carlo Ancelotti. Sì, il tecnico amato da qualunque calciatore, quello che la stampa ha sempre tenuto sul palmo della mano. Stavolta, c’è la clinica necessità di dire le cose come stanno e rischiare lo scivolone, se serve. Ancelotti ha perso il polso della squadra, ormai incapace di riconoscersi nel gioco propugnato dal proprio tecnico e in piena crisi di identità. E senza cadere nell’apologia di sarrismo, bisogna constatare che, al netto di qualche memorabile prestazione, il bilancio di questo primo anno e mezzo ancelottiano è più che negativo. Anche perché le basi e i criteri sul quale valutare Ancelotti indicano un Napoli deludente e completamente smarrito. D’altronde, non era il tecnico emiliano il primo ad essere venuto qui a non pettinare le bambole? Non era lui che aveva incensato questa squadra come rivale certa dello Juventus per lo Scudetto? In un turbinio di eventi che ha portato l’emiliano a perdere la sua proverbiale simpatia, le risposte stizzite ai media e i continui cambi di filosofia e di formazione, svelano una irrequieta insofferenza del momento, nonché un probabile (se non evidente) scollamento tra le idee della squadra e quelle del tecnico. Insomma, con la speranza di essere smentiti quanto prima, è meglio alzare la voce e sottolineare una verità sacrosanta: Ancelotti può essere criticato, non importa il suo curriculum. E in questo preciso momento, è il primo a dover passare sotto il giudizio della critica.