Perché Liverpool non può (e non deve) essere l’ultima chiamata per questo Napoli

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Liverpool-Napoli arriva nel momento peggiore possibile, ma ciò nonostante non può e non deve essere l’ultima chiamata per gli azzurri

Liverpool Napoli
Liverpool Napoli (Getty Images)

L’inizio settimana non è stato quello dei migliori, poco ma sicuro. Il pareggio di San Siro, il contatto con il quarto posto che inizia a scivolare via e la notifica delle multe inviate dall’infuriato presidente. Il Napoli sta vivendo il periodo più complicato della propria storia recente, con una squadra completamente smarritasi nei meandri dei tatticismi ancelottiani. E in questo periodo ci sarà anche da affrontare il Liverpool, ad Anfield. Il peggior avversario nel peggior momento possibile. A distanza di undici mesi, gli azzurri faranno ritorno nella tana dei Reds, scenario la scorsa edizione di una durissima eliminazione. Adesso, gli azzurri faranno ritorno in Inghilterra non da contendenti allo Scudetto o da sorpresa del girone, bensì da squadra in crisi di identità e in forte disarmo.

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Perdere a Liverpool sarebbe la normalità per il Napoli: nessun isterismo

Tuttavia, per una volta, abbassiamo i toni e cerchiamo di limitare i già facili isterismi del momento. Liverpool-Napoli non può e non deve essere l’ultima chiamata per gli azzurri. Una sconfitta non sarebbe certo una stangata per la formazione di Carlo Ancelotti, che (imbarcata o impresa a parte) offrirà una partita anonimamente dentro le aspettative del periodo. Dinanzi ci saranno i campioni d’Europa in carica, nonché dominatori attuali della Premier League. Una delle squadre più forti e attrezzate al mondo, che è reduce anche da un momento di forma da vero e proprio schiacciasassi. Va da sé, dunque, che perdere ad Anfield rappresenterebbe la grigia normalità per il Napoli, figuriamoci in un periodo come questo, dove integra sembra soltanto la macchinetta del caffè del buon Starace. Ci sarà da armare, allora, la pazienza e prepararsi ad un banale mercoledì di Champions League. Lime Street non sarà il capolinea di Ancelotti e del suo progetto tecnico. Tantomeno quello del club azzurro. Che si rimandino gli isterismi alla partita contro il Bologna.