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Serie A a luglio? Gravina è ottimista: “Per il 30 giugno dovremmo farcela”

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Serie A, con l’Europeo che è stato ufficialmente spostato all’anno prossimo ci sarà più spazio per completare il campionato. Opzione luglio possibile come ultima spiaggia

Il pallone della Serie B (Getty Images)

Tiene ancora banco in Lega Calcio la questione relativa al come portare a termine il campionato di Serie A, interrottosi alla 26° giornata a causa della pandemia di coronavirus che ha paralizzato dapprima l’Italia e si sta man mano allargando al mondo tutto. Con l’Europeo rinviato ufficialmente al 2021, si allargano adesso i tempi per concludere il campionato, e non è da escludere che il campionato possa continuare fino ai primi di luglio, nonostante l’auspicio sia quello di terminare entro il 30 giugno, giorno in cui si chiude ufficialmente la stagione 2019/20.

Serie A, Gravina: “Per il 30 giugno dovremmo farcela”

Intervenuto ai microfoni di Radio 24 per parlare dell’emergenza coronavirus che sta vivendo il nostro Paese e le ripercussioni sul mondo del calcio, con il campionato di Serie A che ancora non si sa quando e se riuscirà a ripartire, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha fatto il punto della situazione. Ecco le sue parole: “Il rinvio dell’Europeo era un auspicio condiviso da tutti. Adesso ci sono maggiori possibilità di posizionare alcune date nei mesi di maggio e giugno, sperando sia sufficiente per la deadline del 30 giugno”.

Sull’eventualità di giocare a luglio: “Non prendo in considerazione un piano di estrema crisi, mi preoccuperebbe per il nostro Paese. Spingiamo sull’acceleratore dell’ottimismo. Lavoriamo sull’ipotesi di riprendere il 2 maggio e quindi di poter completare i campionati. Eventualmente sforando a luglio se non dovessimo farcela al 30 giugno“.

Sul periodo di crisi che sta vivendo il nostro calcio: “Il nostro mondo dello sport vive una grande crisi economica. La Federazione si impegna nel raccogliere tutti i dati che le singole leghe stanno elaborando. Non esistono solo le singole industrie dei protagonisti, ma un mondo più complesso. Siamo predisponendo una serie di richieste al nostro governo, un decreto legge riconosce lo stato di crisi dello sport”.

Per far fronte alla crisi potrebbe esserci l’eventualità di tagliare gli stipendi? “Non può essere un tabù in tempi di emergenza come questi: è un momento di crisi per tutti, siamo tutti chiamati a un gesto di grande responsabilità“.