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A Parma è nato un nuovo Napoli: Gattuso ha un’arma tattica in più

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Nel secondo tempo di Parma, il Napoli ha cambiato pelle con l’ingresso in campo di Osimhen: soluzione tattica che potrà risultare ancora utile.

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Iacoponi e Osimhen durante Parma-Napoli (Getty Images)

La prima gara del campionato ha lasciato ottime sensazioni a Gennaro Gattuso: il suo Napoli, almeno quello visto nel secondo tempo di Parma, è vivo e lotta per grandi traguardi. Sì, perché la squadra ‘ammirata’ nella prima frazione non ha nulla a che vedere con l’undici agguerrito e spietato che ha imperversato nella metà campo parmense subito dopo. Il merito spetta all’intuizione del tecnico calabrese che al 61′ ha rotto gli indugi: dentro Osimhen, fuori Demme. Tradotto: passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1. Una mossa necessaria che giocarsi il tutto per tutto, che alla fine ha dato grossi frutti: il nigeriano ha spaccato in due la partita nella posizione di punta centrale, con Mertens passato a fare il trequartista alle sue spalle. Nel goal dello 0-1 è condensata tutta l’essenza del nuovo schieramento: la presenza di Osimhen obbliga Iacoponi a rinviare in malo modo, peccato per lui che ciò si trasformi in un assist ghiotto per Mertens, appostato ottimamente da rifinitore consumato.

Lo zampino di Osimhen si è visto anche nell’occasione del palo colpito da Insigne, mentre la rete del raddoppio è scaturita più da un errore del Parma che da una trama degli azzurri, bravi comunque a cogliere la palla al balzo sfruttando la leggerezza avversaria grazie ad un istinto killer che troppo spesso era mancato lo scorso anno.

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Parma-Napoli e l’azzardo di Gattuso in mediana

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Zielinski e Grassi durante Parma-Napoli (Getty Images)

Che il passaggio al 4-2-3-1 abbia comportato un nuovo assetto a trazione completamente anteriore lo si capisce anche dai due mediani preposti a coprire la difesa: con l’uscita dal campo del difensivo Demme, è toccato a Fabian Ruiz e Zielinski giostrare qualche metro più indietro. Sia lo spagnolo che il polacco non rappresentano esattamente il prototipo del centrocampista di contenimento, abituati come sono ad inserirsi per cercare la via del goal. Una sorta di azzardo rivelatosi vincente, che si candida ad essere riproposto anche in futuro.