Napoli, il dato che smentisce tutti: c’è un aspetto di Spalletti evidente

Napoli, un luogo comune da tempo segue gli azzurri. Ma un numero lo smentisce e premia Spalletti

Quando si pensa alla cavalcata trionfale del Napoli in questo avvio di stagione c’è sempre dietro un “ma”, un dubbio, una piccola ombra che segue continuamente le vittorie degli azzurri. “Ma sin dove si può spingere questo Napoli?” “Riuscirà a reggere sino alla fine?” “Crollerà come fatto gli altri anni?”. Proprio quest’ultimo è un “luogo comune” che negli ultimi tempi è stato spesso associato agli azzurri, così come alle squadre di Luciano Spalletti. 

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Luciano Spalletti (LaPresse)

“Il Napoli crolla nel girone di ritorno”. Quante volte si è sentita questa frase. Sulle pagine dei giornali, in televisione, tra i tifosi azzurri e delle altre squadre. Ecco, allora, che anche il primo posto attuale degli azzurri nella classifica del campionato di Serie A diventa un grande “forse”. Con 32 punti in 12 giornate, il Napoli guarda tutti dall’alto in basso. Gli azzurri stanno macinando punti su punti, vittorie su vittorie, provando di volta in volta a trovare l’allungo decisivo.

Molti sembrano stare li, in attesa del passo falso. In attesa che il Napoli possa perdere la prima gara e si possa dire: “Ecco, il solito Napoli“. Ma è davvero così? Il Napoli è davvero una squadra incapace di reggere le pressioni del girone di ritorno? Una squadra che ha un crollo nella parte finale del campionato? E Luciano Spalletti è davvero un tecnico incapace di fare il salto decisivo? Di condurre la propria squadra al traguardo? Queste teorie si scontrano con la dura legge dei numeri.

Spalletti e il falso mito del girone di ritorno: i numeri smentiscono le malelingue

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Luciano Spalletti (LaPresse)

“Il Napoli e le squadre di Spalletti partono bene, ma poi…”. Ma poi è davvero così? E’ davvero come dice il luogo comune? Lo scorso anno, il Napoli (sorpresa) ha collezionato più punti nel girone di andata che in quello di ritorno (39 all’andata contro 40 in quello di ritorno) mantenendo comunque una uniformità di rendimento tra le due parti di stagione.

Poco sensato, dunque, fare discorsi su presunti cali e crolli verticali. Lo scorso anno per lo scudetto sono mancati sette punti. Tre gare in tutta la stagione, non solo nel girone di ritorno.

E allora? E allora, anziché parlare dei difetti di Spalletti (che non ha mai avuto a disposizione la rosa più forte) o dei cali nel girone di ritorno del Napoli (che con Sarri è addirittura riuscito a perdere uno scudetto con 90 punti, non certo una cosa di cui si può fare una colpa), meglio concentrarsi su questa stagione e su che cosa, invece, può fare la differenza: Spalletti, questa volta, a differenza degli altri anni dove sul campo appariva comunque non avere la rosa più forte a disposizione (basti pensare all’Inter di Mourinho affrontata a Roma o alla Juve affrontata nel periodo interista), quest’anno non appare, sul campo, avere rivali nettamente più forti, ma anzi sembra allenare la squadra più completa e con più frecce nel proprio arco dal punto di vista del gioco e degli uomini.