Perché il Napoli non investe sul mercato, spiegato da Umberto Chiariello

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Il mercato in entrata del Napoli è bloccato dopo l’arrivo a costo zero di Juan Jesus: il motivo spiegato da Umberto Chiariello.

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Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli (GettyImages)

Questa attualmente in corso verrà ricordata dai tifosi del Napoli come una delle sessioni di mercato più sterili di sempre: l’unico vero acquisto è stato Juan Jesus, arrivato da svincolato e quindi a parametro zero, mentre Ounas e Malcuit sono rientrati dai rispettivi prestiti al Crotone e alla Fiorentina, e quindi considerarli dei volti nuovi è altamente sbagliato. Ma perché tutta questa immobilità sul mercato? Lo ha spiegato Umberto Chiariello con questo post che riassume la situazione generale e annulla tutti i dubbi dei tifosi: Non bisogna confondere l’aspetto patrimoniale con quello economico e finanziario.

Il Napoli, infatti assieme ad altre tre società (Atalanta, Udinese e Lazio) è l’unico club a poter vantare dei conti in ottima salute: nessun debito e bilancio in attivo. Inoltre De Laurentiis ha collocato gli utili alla voce ‘riserva indivisibile’, permettendo così la nascita di un tesoretto da oltre 100 milioni che rende il Napoli una società in perfetta salute.

Il problema, dunque, è di natura diversa: “Sul piano gestionale, però, ora il Napoli rischia molto. Causa pandemia, i ricavi sono scesi per mancanza di bigliettazione, per fuga degli sponsor, per riduzione dei diritti televisivi e soprattutto per riduzione patrimoniale dei suoi calciatori, che (come tutti) si sono svalutati del 30% circa”.

A pesare, piuttosto, sono i mancati ricavi derivanti dalla qualificazione in Champions League, del tutto ‘volatili’ (incerti) a differenza dei costi (certi), che si riferiscono soprattutto al monte ingaggi e alla sua insostenibilità. Un ruolo importante lo ha giocato anche la rinuncia a corpose plusvalenze come quella, ad esempio, che sarebbe stata iscritta a bilancio per la cessione di un leader carismatico come Koulibaly.

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Mercato bloccato per il Napoli: cosa fare per uscire dall’impasse

Il successo sul piano finanziario passa anche e soprattutto dal lato sportivo: qualora il Napoli continuasse a fallire la qualificazione alla massima competizione europea, il famoso tesoretto ne risentirebbe e finirebbe per esaurirsi progressivamente. Una necessità resta quella di abbattere il monte ingaggi, poiché la spesa sul mercato dipende da ricavi straordinari coincidenti con plusvalenze che possono essere molto dolorose sotto l’aspetto tecnico ed emozionale.

Il patron del Napoli è atteso da un compito dall’alto coefficiente di difficoltà: “In definitiva, coniugare l’equilibrio economico finanziario attraverso la riduzione dei costi fissi, che è indispensabile, con il mantenimento della competitività sportiva è la vera sfida di De Laurentiis: difficile ma possibile, non sarebbe la prima volta che accade”.

La chiamata di Spalletti sulla panchina azzurra è un segnale positivo in ottica ambizioni: De Laurentiis vuole partecipare al gran ballo della lotta al vertice, questo è assodato, e almeno sotto questo aspetto i tifosi possono stare tranquilli.