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De Laurentiis, la Curva ha perso palla. Ma alzare i prezzi non è un contropiede!

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La maglia restituita a Callejon è un autogol clamoroso delle Curve nella guerra con De Laurentiis, ma alzare i prezzi è un’occasione persa

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La curva del Napoli (Getty Images)

“A noi dei tifosi ce ne può fregare e non ce ne può fregare”. Edoardo “Edo” De Laurentiis regala pochissime sortite a favor di microfono: una delle ultime fu lo scorso anno quando, a margine della conferenza stampa, gli fecero annunciare data di inizio e fine del ritiro di Dimaro. Un’altra, decisamente più memorabile, è datata 11 settembre 2014. Il Napoli ha appena preso David Lopez, un acquisto che per i sempre lungimiranti tifosi “papponisti” era solo una pezza a colori e poi si rivelò una delle pietre angolari del progetto di Rafa Benitez. Contestazioni fino alla nausea, addirittura ci fu chi si prese la briga di insultare direttamente il calciatore, senza neppure averlo mai visto giocare. E vabbè, non è una novità, la madre di “quelli là” è gravida anche oggi, e l’ha dimostrato platealmente allo Stirpe di Frosinone.

Ma il Napoli che fa? Affida al rampollo presidenziale una risposta che resterà l’emblema del distacco, dell’abisso che c’è fra la società e quelli che la società considera i suoi clienti, più che i suoi affezionati. “Dei tifosi ce ne può fregare e non fregare”. Esattamente la generalizzazione di cui si poteva fare a meno, la dichiarazione che meno serviva in quel momento. Più o meno come la storiaccia dei biglietti di Napoli-Cagliari: l’ennesima occasione persa per fare un po’ di loyalty marketing.

De Laurentiis e le curve a 30 euro: che occasione persa!

Perché il Napoli alle provocazioni reagisce così, contro-provocando e inasprendo ancora di più le frizioni. Atteggiamento non deprecabile di per sé – in fondo non dimentichiamo mai che la società risponde alle contestazioni, non attacca mai – ma di sicuro discutibile su un piano strategico. La maggior parte dei tifosi è delusa, non arrabbiata: la vera guerra è solo con una parte del tifo organizzato, quella dello striscione a Piazza Plebiscito e a via Marina. Se c’era un momento per partire in contropiede e riconquistare la fetta di tifosi “indecisi”, quel momento era sicuramente dopo Frosinone. Lì i contestatori hanno fatto un autogol clamoroso, con quell’idiozia della maglia restituita a Callejon. Un episodio stigmatizzato da una fetta enorme di appassionati, perfino quelli più insoddisfatti di questo assaggio di ciclo-Ancelotti. Era il momento giusto per ricompattare la piazza, per ritrovare unità pro-Napoli e contro chi, contestando contestando, ha varcato il confine.

Era facile prevedere che in uno stadio pieno i cori sarebbero stati fischiati sonoramente, come del resto già accade da un po’. E invece la SSC Napoli che fa? “Punisce” gli indecisi e si inventa una pricing strategy senza alcun senso logico. A Champions conquistata, in una partita che offre zero spunti per i tifosi, prezzi più alti in ogni settore e addirittura raddoppiati in curva. Una “punizione” piuttosto ridotta negli altri settori (le curve da 14 a 30, i distinti da 30 a 40), ma comunque un rincaro immotivato. Che sortirà probabilmente l’effetto inverso: lasciare a casa chi poteva diluire la contestazione e restare soli con i contestatori, che tanto – si sa – allo stadio ci vanno comunque, anche se il biglietto costa 300 euro. Un’occasione persa, un contropiede gettato alle ortiche. Ma soprattutto la spia di una scarsa comprensione del fenomeno-tifosi da parte del Napoli società, probabilmente il motivo principale per cui lo stadio si sta svuotando e a nessuno, lassù, sembra importare un fico secco.

Ma giustamente, se dei tifosi te ne può fregare e non fregare…